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La Melinda non la vogliamo!
02/02/2009 - gab
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Nel territorio di Feltre nascono comitati di opposizione all'insediamento di Melinda, che vuole introdurre le monocolture di meleti, esportando il modello Val di Non.

La storia sembra quella di Biancaneve, con la regina travestita da commiserevole vecchietta che offre una mela alla giovane fanciulla. Biancaneve però questa volta non sembra altrettanto cedevole e incantata.

Al centro di questa favola c'è Melinda, marchio affermato del settore ortofrutticolo, che  sbarca nel Veneto per ampliare le sue produzioni e conquistare i mercati "emergenti" .  La coltivazione intensiva delle mele incontra però crescenti opposizioni sul territorio veneto, dove si sono formati il comitato Chimica Free e quello di Prà Gras, nato a Fonzaso. E' stato creato un ponte di sostegno con la popolazione trentina della Val di Non, dove nell'alta valle, a Romeno, Cavareno, Sarnonico, Fondo, Ronzone, Malosco, Don, Amblar, Spormaggiore, Sfruz, Smarano e Tres, da tempo sono nati comitati locali, preoccupati della presenza massiccia di residui di pesticidi sul loro territorio. E che hanno l'obiettivo di salvaguardare il paesaggio e gli ultimi prati rimasti, per non compromettere definitivamente  il turismo.

Una delle ragioni dell'espansione delle colture sul territorio veneto va ricercate nel  costo sempre più elevato dei terreni in val di Non, dove la monomelindacoltura ha già occupato tutti gli spazi possibili per la coltivazione del melo. In val di Non il prezzo dei terreni va da 16 a 34 euro il metro quadro mentre a Cesiomaggiore è pari a solo 5 euro. L'effetto della "colonizzazione" trentina è stato, però, di alzare notevolmente il valore dei terreni mettendo in difficoltà gli agricoltori locali e contribuendo a far crescere mugugni e opposizione.

Ai comitati spontanei e a tanti cittadini (1200 firme) che hanno sottoscritto la petizione contro l'insediamento di Melinda nel territorio feltrino, non vanno giù le "lezioni" di "sviluppo" e "sostenibilità" del presidente della Coldiretti di Trento Gabriele Calliari, che difende l'azienda trentina.

Melinda no grazie! (lo slogan con cui a Cesiomaggiore contestano il trapianto del modello noneso a casa loro) potrebbe diventare una campagna per coinvolgere anche i consumatori di altre provincie e regioni e far capire a Melinda nel caso si rifiuti di operare nel feltrino secondo i principi dell'agricoltura biologica.

Fonte: Ruralpini




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