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Racconti per la Pace
15/01/2009 - F.G.
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(3577 letture)
La terza edizione del Premio “Firenze per le culture di pace” tenutasi lo scorso dicembre 2008, durante la quale è stato premiato il libro di Terra Nuova Edizioni "Vivere senza soldi", rappresenta una bella iniziativa per ricordare il giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Ecco un articolo scritto da Marco Marchi, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea dell'Università di Firenze.

Titolo: Vivere senza soldi - L'esperienza sorprendente di una donna che da undici anni ha eliminato del tutto il denaro dalla propria vita.
Autore: Heidemarie Schwermer
Editore: Editrice AAM Terra Nuova
cod. EA014 - Pagg. 184 -  € 13,00
(prezzo per gli abbonati € 11,70)

Gli orrori della guerra sperimentati sulla propria pelle da una bambina, l’appassionata solidarietà di due giovani fiorentini che, appreso del terremoto di Gemona, nel maggio ’76 subito si mobilitano; e ancora la storia di un “café” in Tibet, un imprevisto riconoscimento allamensa universitaria di Zurigo fra due studentesse di nome Miriame Lena, un reportage dall’Iraq e uno dal Libano, ambedue nel segno dell’amicizia e dell’incontro fra i popoli.

Questa la gamma di temi emotivi dei testi vincitori dell’edizione 2008 del Premio “Firenze per le culture di pace”: un’iniziativa inmemoria di Tiziano Terzani ideata e promossa dall’associazione “Un tempio per la pace”, che ha festeggiato qualche tempo fa in PalazzoVecchio, in un Salone dei Cinquecento gremito di pubblico, la sua terza edizione.

Sei testi selezionati tra i molti pervenuti da tutta Italia e anche dall’estero hanno dato luogo a un altro quaderno dei “Racconti per la pace” editi dalla Regione Toscana, in una sinergia di partecipazioni ad un unico progetto cui lemassime istituzioni pubbliche fiorentine hanno aderito con convinzione crescente.

Personalmente ricordo di essermi chiesto, nel rispondere all’invito collaborativo a suo tempo pervenutomi da “Un tempio per la pace” e da una giuria presieduta da Angela Staude Terzani, se avesse avuto senso un nuovo concorso letterario tra i molti già esistenti. Sì, un concorso come quello poteva servire, in un’epoca violentemente disintegrata ed insensata come la nostra: un’epoca, tuttavia, ancora in cerca di motivi dialogici e di confronto, di una vigile e propulsiva riappropriazione di valori. Ed è quel concorso che continua a portare all’attenzione possibilità di “fare pace” dentro e fuori di noi, secondo esigenze di interrogazione e condivisione che sono le stesse alla base dell’atto inquieto di chi, scrivendo, sente il bisogno di esprimersi, di dirsi agli altri.

La terza edizione del Premio “Firenze per le culture di pace” è risultata oltretutto – all’insegna del grande tema della pace e delle sue infinite coniugazioni – attuale e stimolante pure per il premio all’edito, assegnato quest’anno al sorprendente libro-testimonianza della tedesca Heidemarie Schwermer “Vivere senza soldi”, pubblicato in traduzione dall’Editrice Aam Terra Nuova: un radicale e spiazzante atto di denuncia, riassumibile nelmotto “non avere niente per essere molto”, contro una societàmondiale sempre più basata sul denaro e la mercificazione dei rapporti, in tempi di crisi economica e finanza impazzita pronte a ribaltare in dolorosa sorpresa quella che per l’autrice – una simpaticissima ex-insegnante e psicoterapeuta di Dortmud – è stata da dodici anni una scelta di vita felice, del tutto deliberata e convinta.

Variano insomma i modi con cui la voglia di “fare pace” nei nostri testi si impone, ma quegli aneliti e quei valori al Premio “Firenze per le culture di pace” di anno in anno si riconfermano, nel delegare alla scrittura la propria idea delmondo, il proprio esserci, un’impronta destinata a contare.
Come ha scritto un poeta caro a “Un tempio per la pace” e a tutti noi che nella scrittura ha creduto, Mario Luzi: «La poesia è, prima di tutto, condivisione deimali delmondo; ha solo, in più delmondo, la virtù di poterli esprimere».


Articolo tratto da: La Nazione - Domenica 11 gennaio 2009


 
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