Forse non pensavamo che la mancanza di un'autosufficienza energetica fosse un problema così grave e urgente. In pieno inverno, con temperature sotto zero e le strade imbiancate di neve, ci è giunta poi la notizia che il colosso russo Gazprom ha chiuso i rubinetti di fornitura del gas all'Europa. Il ministro Scajola si dice tranquillo, ma nel frattempo ha provveduto a firmare il decreto per massimizzare le importazioni da Algeria, Libia, Paesi Bassi, insediando un comitato di crisi con tutti gli operatori del settore.
L'Italia importa il gas per iil 30,9% dalla Russia, il 33,2% dall'Algeria, il 12,5% dalla Libia e il 10,9% dai Paesi Bassi e il 7,8% dalla Norvegia.
Nel Vecchio Continente le forniture di gas russo sono crollate con picchi del 100% e a farne le spese sono paesi come Bulgaria, Bosnia, Croazia, Grecia. Ma la Commissione europea ha ricordato che a rischio sono anche paesi come Austria, Francia, Repubblica Ceca, Romania e Italia con una flessione del 90% del gas russo disponibile.
Le nostre scorte intanto sono già state intaccate e secondo fonti dell'Eni non verranno ricostituite prima della fine dell'inverno. A risentirne è principalmente la produzione di energia elettrica, prodotta al 60% da centrali a gas. Con il perdurare dalle condizioni di crisi e la ripresa delle attività industriali il ministero molto probabilmente autorizzerà l'utilizzo delle centrali a petrolio in sostituzione del metano, con un notevole aumento del prezzo del kWh e delle emissioni di gas nocivi, inclusi i gas responsabili dell'effetto serra.
Ad approfittare della situazione saranno soprattutto i petrolieri, con un'impennata dei costi dell'oro nero, dovuti in parte al conflitto in Medio Oriente, ma anche alle nuove tensioni tra Russia e Ucraina sul gas. La questione dell'energia rimane aperta sotto tutti profili: ambientali, politici ed economici. Ciò che rimane certo è che chi investe nelle rinnovabili si rende meno dipendente da queste dinamiche e aiuta a costruire un futuro più pulito. In tutti i sensi.
Fonte: Repubblica