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Mare inquinato dai sonar: cetacei in pericolo
09/12/2008 - C.B.
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Il rumore generato dalle attivitò umane negli oceani negli ultimi 40 anni è incrementato di otto volte, rendendolo una delle principali minacce alla sopravvivenza di diversi mammiferi marini, a partire dalle balenottere (blue whales).

Questi animali una volta comunicavano l'uno con l'altro anche attraverso oceani interi, mentre oggi, la distanza attraverso la quale possono sentirsi è stata ridotta di circa il 90%. Tutto questo fracasso subacqueo, prodotto da navi commerciali, sonar e indagini sismiche, sta creando serie interferenze alla comunicazione dei mammiferi marini, alterando drammaticamente il loro comportamento e creando danni o addirittura uccidendo alcune balene e delfini. Questa la conclusione del rapporto "Ocean noise: turn it down del Fondo internazionale per la protezione degli animali (Ifaw)", illustrato durante la Conferenza della Convenzione sulle specie migratrici del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep). Secondo il rapporto Ifaw, i maggiori generatori di fracasso sottomarino sono stati identificati nelle 100mila flotte di navi commerciali, che pare siano destinate ad aumentare. Entro il 2025 le navi cargo di grosso tonnellaggio su rotte internazionali si prevede che raddoppino o addirittura triplichino. A produrre rumori di maggiore intensità sono rilevamenti sismici e sonar militari, che sopra i 200 decibel possono danneggiare i mammiferi marini. I dispositivi usati per i rilevamenti sismici, ad esempio, generano picchi di suoni fino a 259 decibel, e possono essere ripetuti ogni 10 secondi per settimane o mesi. Secondo il rapporto Ifaw, ogni giorno sono attive circa 90 navi che adoperano questo dispositivi e al mondo esistono almeno 300 sonar navali capaci di generare onde sonore oltre i 235 decibel. Non vanno dimenticati anche i sonar amatoriali, usati in milioni di imbarcazioni in giro per il mondo. "Esiste oggi un legame evidente tra i forti rumori subacquei e alcuni dei maggiori spiaggiamenti di mammiferi marini, in particolare dello zifio, che si immerge a grandi profondita" ha spiegato Mark Simmonds, direttore scientifico della Whale and Dolphin Conservation Society, che partecipa alla Conferenza dell'Unep. Il rapporto Ifaw cita il caso di 26 delfini trovati morti in Cornovaglia lo scorso giugno a seguito di un'esercitazione della Royal Navy, anche se non è ancora chiara nessuna causa specifica. Ad oggi le marine militari americane ed inglesi in caso di avvistamento di balene vicino all'imbarcazione, hanno accettato di fermare le trasmissioni. Il punto è che, secondo Ifaw, questo tipo di misure sono insufficienti e il monitoraggio visivo sarebbe in grado di individuare sulla propria rotta meno del 2% di una specie come quella delle balene dal becco (beaked whales), per le quali c'è maggiore preoccupazione. Ad aggravare il bombardamento acustico sottomarino, spiega l'Unep, anche il cambiamento climatico, che comporta un aumento di acidità degli oceani, con una diminuzione del 10% della sua capacità di assorbire i suoni a bassa frequenza, rispetto a prima della rivoluzione industriale.

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