Il Natale si avvicina, i bimbi saranno sommersi dei soliti regali spazzatura. Ma fate attenzione perché potrebbero essere anche pericolosi!
Su 83 prodotti venduti in Europa solo il 25% è in regola; il 57% del campione è pericoloso e il 18% non rispetta la legge, dunque non dovrebbe comunque essere venduto. Altroconsumo ha realizzato un'inchiesta sulla sicurezza dei giochi acquistati in negozi specializzati, ipermercati, supermercati e bancarelle: su 34 giocattoli acquistati in Italia e portati in laboratorio, ben 19 sono risultati pericolosi. Uno di questi era già stato segnalato al ministero dello Sviluppo economico nel 2004 (il Brio Stacking Clown): a distanza di 4 anni è ancora in vendita, nel totale disinteresse dell'incolumità dei consumatori che li utilizzano, i bambini.
E' quanto risulta da un'inchiesta sulla sicurezza dei giocattoli, realizzata da Altroconsumo su campioni di giocattoli acquistati in negozi specializzati, ipermercati, supermercati e bancarelle.
Il test ha seguito i parametri della normativa di riferimento, la direttiva n.378 del 1988. Sono state eseguite prove di resistenza meccanica, per simulare i lanci e le tensioni a cui i bimbi sottopongono peluche e giochi in genere. A questi è stata aggiunta la ricerca di ftalati e altre sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute, come formaldeide, cadmio, e solventi.
I rischi documentati in laboratorio vanno dal pericolo di rimanere con le dita intrappolate negli snodi e nelle fessure, alle sostanze chimiche, che possono essere inalate, succhiate, assorbite attraverso la pelle. E piccole parti che si staccano facilmente, col rischio di essere ingoiate.
E' stata realizzata anche un'indagine sull'etica nella produzione in questo settore. Le industrie, tutte occidentali, hanno dislocato la produzione in Cina per tagliare sui costi: quasi il 90% dei prodotti in vendita arriva da quest'area. I consumatori dovrebbero premiare, nello scegliere un giocattolo, chi tra le aziende rispetta parametri di sicurezza, corretto trattamento dei lavoratori, rispetto dell'ambiente.
Dal 2004 è stato avviato il programma di monitoraggio della produzione in Asia: Icti Care. E' un passo nella direzione di un maggiore rispetto dei diritti sia sociali che ambientali, ma resta ancora molta strada da fare per raggiungere standard accettabili. Un'alternativa degna di fiducia è invece quella offerta dal circuito del commercio equo e solidale.
Fonte: Help Consumatori