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Biomasse: salta la filiera corta
29/11/2008 - C.B.
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Il ministro dell'agricoltura ha presentato un disegno di legge in consiglio dei ministri inserendovi norme per la promozione dell'energia da biomasse che modificano profondamente i criteri previsti dalla finanziaria 2008. Ora il testo passa all'esame del Parlamento, ma la cosa desta già preoccupazione.

L’articolo 3 del DDL elimina la tariffa omnicomprensiva di 0,30 euro al kWh prevista per gli impianti di potenza elettrica non superiori ad 1 MW alimentati da biomasse e biogas derivati da prodotti agricoli e forestali, inclusi i sottoprodotti, ottenuti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro oppure da filiere corte cioè ottenuti entro un raggio di 70 chilometri dall’impianto che le utilizza. In sostituzione, viene modificata la tabella 3 allegata legge 244/2007 (finanziaria 2008) prevedendo una tariffa omnicomprensiva di 0,28 euro al kWh per biogas e biomasse, esclusi i biocarburanti liquidi. In pratica, salta tutto il sistema della filiera corta, delle intese di filiera e dei contratti quadro. Quindi, per l’energia elettrica prodotta da impianti inferiori al megawatt alimentati da biomasse, indipendentemente da dove queste provengano e dalla lunghezza della filiera, la tariffa omnicomprensiva (la somma dell’incentivo più l’energia elettrica prodotta) sarà pari a 280 euro al MWh. Il testo del DDL prevede però per l’energia elettrica prodotta da biocarburanti liquidi una esplicita esclusione dalla tariffa omnicomprensiva, ai quali viene riservato un importo pari a 0,18 euro al kWh. Vengono quindi eliminati dal novero delle biomasse a tariffa premiante i biocarburanti quali il biodiesel, il bioetanolo e l’olio vegetale puro.
Infine, nello stesso articolo viene precisato che gli impianti di proprietà di aziende agricole, agro-alimentari, di allevamento e forestali, alimentati da biomasse e biogas, esclusi i biocarburanti liquidi, entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2008, potranno cumulare la tariffa fissa omnicomprensiva con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto capitale o conto interessi con capitalizzazione anticipata, non eccedenti il 40% del costo dell’investimento. 
L'Aiel (Associazione Italiana Energia da Legno) entra nel merito del provvedimento e fa alcune osservazioni:


1) l’eliminazione dei benefici a favore della filiera corta per gli impianti inferiori ad 1 MW non è condivisibile. Le possibili obiezioni da parte dell’Unione Europea circa i benefici alla filiera corta, peraltro mai formalizzate, sono superabili con un’intensa azione di informazione e supporto, che metta in evidenza i benefici ambientali che si ottengono dalla riduzione delle distanze dei trasporti dei biocombustibili. Siamo ben consapevoli della necessità di adottare norme semplificate e di facile applicabilità, oltre alla esigenza di dare una risposta alle attese di molti operatori del settore, ma la strada scelta non è convincente.

2) Per quanto riguarda gli impianti superiori ad 1 MW, la partita della filiera corta, delle intese di filiera e dei contratti quadro sembra soltanto rinviata. Nel DDL non se ne trova traccia. E’ presumibile quindi che sarà oggetto di ulteriori interventi legislativi.

3) L’esclusione dei biocarburanti liquidi dalla fascia tariffaria più vantaggiosa taglia in modo indiscriminato anche l’olio vegetale puro, prodotto dalle oleaginose. Infatti, se per il biodiesel e il bioetanolo questa scelta ha uno scarso impatto, visto che la loro destinazione si rivolge essenzialmente all’autotrazione, per l’olio vegetale puro l’estromissione compromette in modo significativo lo sviluppo di un biocarburante che ha una alta valenza ambientale e che può essere prodotto in modo decentrato a livello aziendale o consortile. Giova precisare che l'uso di olio vegetale puro a scopo energetico, ottenuto dalla semplice spremitura di colture oleaginose come girasole e colza e già diffuso in molti paesi del nord Europa, a differenza di biodiesel e bioetanolo si armonizza con il settore food, per la semplice ragione che ben due terzi del materiale oggetto della spremitura è rappresentato da panello proteico da destinare all'allevamento animale e solo un terzo è olio vegetale da destinare allo scopo energetico. Considerata la necessità di aumentare l’apporto proteico nazionale per i nostri allevamenti, questa filiera a scala interaziendale porta con se indubbi vantaggi. Esiste inoltre una modalità oggettiva per evitare di incentivare impianti alimentati da olio di palma proveniente dall’Indonesia o dalla Malesia: sarebbe sufficiente applicare i criteri di sostenibilità previsti nella nuova direttiva europea sulle energie rinnovabili, approvati dal Parlamento Europeo ed ora in fase finale di codecisione con il Consiglio Europeo. Questi criteri ammettono soltanto i biocarburanti che dimostrano di ridurre del 35% i gas serra, rispetto alle emissioni prodotte dai carburanti fossili, valore che dopo il 2020 dovrà raggiungere il 50%.

4) le modifiche introdotte dal DDL non affrontano il problema di fondo insito nei sistema dei certificati verdi. Di fatto i criteri generali applicati alle biomasse, rappresentano un incentivo all’inefficienza. Sarebbe più utile e virtuoso sostenere e promuovere la cogenerazione termico elettrica, dato che la sola produzione di energia elettrica da biomasse comporta la necessità di dissipare e disperdere in atmosfera grandi quantità di calore prodotto nel processo. Senza complicarci la vita in eccessivi tecnicismi, sarebbe semplice prevedere una scala di coefficienti che aumentano in ragione dell’efficienza energetica, delle percentuali di cogenerazione realizzata e della riduzione delle distanze di approvvigionamento dei biocombustibili.

Fonte: Kyoto Club

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