Costi e sicurezza del nucleare sono tematiche calde nell’opinione pubblica inglese e non solo. Una decina di giorni fa il Guardian aveva fatto luce su un accordo sospetto tra il Governo inglese e le imprese incaricate di smantellare il sito di Sellafield: l’accordo - approvato secondo l’autore senza rispettare le procedure parlamentari – oltre a grandi profitti per le imprese garantisce che queste siano esonerate dal dover dare risarcimenti sotto i 14 milioni di sterline in caso di incidenti.
Una notizia poco rassicurante, arrivata mentre i costi del decomissioning inglese minacciano di lievitare ancora, visto che si parla della necessità di individuare un secondo sito per lo stoccaggio delle scorie. La questione dei costi e della sicurezza dello smaltimento delle scorie è la motivazione che in Gran Bretagna sta facendo incontrare un grosso ostacolo all’atomo. "Non ci sono proposte chiare per lo smaltimento delle scorie e non vogliamo approvare costi così elevati e potenzialmente senza fine per le generazioni future" : sono queste le parole con cui, in un documento ufficiale sulla politica energetica, il Governo scozzese motiva la sua scelta di chiudere con il nucleare una volta finito il ciclo di vita delle due centrali esistenti, che saranno entrambe dismesse entro il 2015.
Dalle sue due centrali nucleari la Scozia ottiene circa il 26% della propria elettricità. Le rinnovabili al momento coprono il 16% del fabbisogno elettrico del paese. L’obiettivo del Governo scozzese è che entro il 2020 almeno la metà dell’elettricità consumata in Scozia venga da fonti pulite; per il totale dell’energia l’obiettivo è invece di arrivare al 20% (il traguardo per la Gran Bretagna nel suo complesso è al 15%).
La fiducia scozzese nelle possibilità delle rinnovabili, sulla base della quale il paese ha deciso di voltare le spalle al nucleare, poggia su caratteristiche geografiche particolarmente fortunate. Il paese può contare soprattutto su eolico, sia di terra che di mare, e idroelettrico (che al momento assieme forniscono oltre l’80% dell’elettricità pulita), ma anche su geotermia, biomasse e altre tecnologie. Una grande speranza poi è posta nello sfruttamento dell’energia proveniente dalle maree, tecnologia per la quale la
Scozia dal punto di vista geografico ha uno dei potenziali più grandi al mondo, ma che è ancora in uno stadio iniziale e che, secondo il Parlamento Scozzese, potrà contribuire significativamente solo dopo il 2020.
Se ha deciso di rinunciare al nucleare, il mix energetico scozzese conta però ancora molto sul carbone (30% circa dell’elettricità). A controbilanciare l’abbandono dell’atomo, infatti, c'è la proposta di realizzare a Hunterston nel North Ayrshire un nuovo impianto a carbone. Una proposta che non è piaciuta affatto a gruppi ambientalisti come WWF e
Friends of the Earth scozzesi.
Fonte: Peacelink