Serve subito l’avvio di una rivoluzione energetica globale a basso contenuto di carbonio, nonostante la crisi economica in atto, soprattutto per non aggravare nel breve-medio periodo la probabile crisi degli approvvigionamenti energetici mondiali e nel lungo periodo quella ambientale (sintesi del WEO in italiano).
Entrando nei dettagli quantitativi le preoccupazioni non possono che crescere, ma l’aspetto più rilevante è che il macigno questa volta lo lancia l’istituzione energetica più conservatrice del pianeta, il "cane da guardia" del sistema energetico mondiale che solo fino a qualche mese fa presentava sempre scenari "business as usual" con sviluppi grandiosi del settore dell’energia fossile.
L’International Energy Agency si è accorta che le cose sono cambiate.
Lo scorso maggio le dichiarazioni di Fatih Birol suonavano come un severo avvertimento: "Non sappiamo quando, ma il petrolio finirà: meglio che lo abbandoniamo noi prima che sia lui, il petrolio, ad abbandonarci". E ancora "Abbiamo lanciato l’allarme lo scorso novembre e con il World Energy Outlook 2008 lo grideremo ancora più forte. Adesso la palla è ai Governi: noi li abbiamo avvisati".
Il WEO 2008 valuta che in uno scenario di riferimento la domanda di energia crescerà del 45% tra il 2006 e il 2030 (in media + 1,6%/anno), un po’ meno di quanto stimato lo scorso anno a causa del rallentamento dell’economia. La domanda di petrolio crescerà dagli attuali 85 milioni di barili al giorno a 106 Mb/g (10 in meno rispetto a quanto valutato lo scorso anno). Questa è la domanda tendenziale. Ma l’offerta? Un’analisi realizzata pozzo per pozzo su dati storici di produzione di 800 campi petroliferi indica che il tasso di diminuzione di estrazione sarà probabilmente maggiore di quanto atteso finora, passando da un 6,7% annuale di oggi all’8,6% nel 2030. E qui c’è un punto chiave dell’analisi IEA: "anche se la domanda di petrolio rimanesse piatta fino al 2030 sarebbe necessario tirare fuori dal sottosuolo quattro volte (45 Mb/g) quello che oggi l’Arabia Saudita estrae, fino al 2030, solamente per compensare il declino della produzione petrolifera mondiale". Insomma, servono 4 Arabie Saudite! Pare inoltre che le riserve conosciute potrebbero durare solo altri 40 anni. Un lasso di tempo brevissimo. Ma se guardiamo più vicino, cioè entro 2015, per evitare un forte crollo dell’offerta capiamo che servirebbero oltre 30 di milioni di barili al giorno aggiuntivi ed entro due anni, praticamente domani, un extra di 7 Mb/g. Arriveranno ingenti e tempestivi investimenti per coprire il probabile gap? Se si prova a leggere tra le righe dell’executive summary del documento non sembra crederci nemmeno la IEA.
Si capisce anche dalle parole di Nobuo Tanaka, l’Executive Director della IEA che la fase ottimismo si è ormai conclusa. Tanaka, infatti, chiede ai politici di procedere all’immediato rinnovamento del sistema energetico, anche sotto la spinta della questione climatica (vedremo in altri articoli gli effetti sulle emissioni dei diversi scenari progettati dal WEO). Fa quindi riferimento a Copenaghen 2009 dove dovrà essere negoziato un nuovo e globale "energy and climate deal". "Non possiamo lasciare che la crisi finanziaria ed economica ritardi le azioni politiche che sono urgenti per assicurare l’offerta energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra" – ha detto l’Executive Director. "Dobbiamo inaugurare – continua – una rivoluzione energetica mondiale migliorando l’efficienza energetica e aumentando la diffusione dell’energia rinnovabile".
Fonte: Qualenergia