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Via gli ogm dal Parmigiano Reggiano
23/09/2008 - gab
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Tra i foraggi naturali che nutrono le gloriose mucche emiliane si è insinuata la soia transgenica della Monsanto. La lotta per un parmigiano ogm-free, impone un freno all'importazione di soia argentina. L'alternativa è bio...

Nell'Emilia più fertile e produttiva, in cui mi sono ritrovato a vivere, si produce una ricchezza alimentare enorme, specchio di valori culturali oltre che economici. Il Parmigiano Reggiano, preda di pessime imitazioni in tutto il mondo, è un simbolo di qualità e di appartenenza a questa terra. Una terra, che a voler essere cattivi, come disse Fukuoka viaggiando per l'Italia, sembra modellata più sulla necessità delle mucche che degli uomini, con ampie distese di foraggio.

Ma il Parmigiano Reggiano qua è come la mamma, e non si tocca! Come recita lo stesso sito web del Consorzio Parmigiano-Reggiano "In questa zona, dai foraggi naturali e dall'uso di latte crudo, senza l'aggiunta di nessun additivo, ha origine il segreto di tanta bontà." Negli ultimi anni però, fra i foraggi naturali, si è insinuata la soia transgenica della Monsanto - la soia Roundup Ready, in grado di sopportare massicce dosi di erbicida Roundup (prodotto dalla stessa multinazionale).

Greenpeace sta portando avanti una battaglia per salvare il Parmigiano dalla contaminazione transgenica, chiedendo di scrivere al consorzio del Parmigiano-Reggiano non tutela i consumatori di fronte al rischio ogm.

Il fenomeno è invasivo e contamina anche le produzioni cosiddette di qualità. Secondo Greenpeace oltre il 90 per cento degli Ogm importati in Europa consiste in soia e mais destinati agli animali come mangimi. E la dieta degli animali allevati in Europa è composta fino al 30 per cento da Ogm: questo vuol dire che, ogni anno, 20 milioni di tonnellate di Ogm entrano nella catena alimentare degli europei, all'insaputa dei consumatori e senza che si possa esercitare il diritto di scelta.

Mentre sono sempre di più i prodotti e i produttori italiani che escludono l'uso di Ogm in tutti i passaggi della produzione il disciplinare di produzione non esclude l'impiego di
mangimi contenenti Ogm. E' vero che l’Italia non produce soia sufficiente per l’intero fabbisogno nazionale, e perciò la importa da Paesi quali Argentina, Brasile o Stati Uniti.
Ma mentre la produzione argentina é quasi completamente transgenica, ed é purtroppo molto impiegata nell’alimentazione animale in Italia, per Stati Uniti e Brasile sono attivi da tempo canali di produzione ed esportazione di soia certificata non-ogm.
Il Brasile in particolare, dal punto di vista quantitativo, è il paese esportatore di maggiore interesse. Nonostante vi venga prodotta anche soia Ogm, la maggioranza della produzione rimane libera dagli Ogm. Nel 2005 il Brasile ha esportato quasi 40 milioni di tonnellate di soia, di cui quasi la metà verso l’Europa. Si tratta di milioni di tonnellate di soia che possono essere certificate non-Ogm, e mettere così fine all’incertezza. La soluzione dunque ci sarebbe e un consorzio di tutela dovrebbe agire in tal senso.

Seguendo l'elaborazione dei dati Nomisma,Greenpeace sostiene che che sarebbero sufficienti 200.000 tonnellate annue di soia certificata non-Ogm per assicurare la salvaguardia del Parmigiano-Reggiano sui mercati internazionali.

Chi esclude gli ogm dalla filiera in realtà esiste già, grazie al parmigiano reggiano biologico che per precisa indicazione disciplinare non impiega Ogm e offre ai consumatori un prodotto garantito da tutti i punti di vista. Ma anche altri allevatori aderenti al Consorzio hanno già espresso la propria volontà di utilizzare solo mangimi senza Ogm, per poter continuare a produrre un latte sicuro al 100 per cento, senza l'impiego di organismo geneticamente modificati.

Ci chiediamo se non sia il caso di promuovere e sperimentare un nuovo piano proteine su larga scala, integrando il sistema con ingredienti proteici alternativi alla soia, prodotti direttamente in Italia, utilizzando colture quali il lupino, l'erba medica, il favino, il pisello e altre leguminose tipiche dell'area mediterranea.

Scrivi al consorzio di tutela inserendo i tuoi dati su www.parmigianogm.it
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