Gli agglomerati urbani visti da lontano sono delle colate grigie di cemento in espansione, che mangiano lentamente nuove porzioni di terra.
Le città occupano una superficie ancora limitata (circa un 2% della crosta terrestre) ma la loro impronta ecologica è macroscopica, corrispondente al consumo del 75% delle risorse naturali del pianeta.Il fenomeno urbano nel mondo è in espansione e mette sempre più a repentaglio la sopravvivenza della biodiversità, che viene calpesata sull'altare del progresso e della crescita economica. L'obiettivo concordato a Durban (Sudafrica) da una delegazione di rappresentanti di
21 città di diversi Paesi del mondo (Italia esclusa) è quello di salvaguardare la ricchezza biologica a partire dai centri urbani.
Il progetto da cui parte l'iniziativa prende il nome di LAB (Local Action for Biodiversity) ed è stato lanciato nel 2006 dall'
ICLEI (Consiglio internazionale per le iniziative ambientali locali)
La dichiarazione di Durban prevede degli impegni che diventeranno operativi in 18 mesi, dopodiché si verificheranno i progressi ottenuti. Le strategie sono diverse a seconda dei Paesi, si va da azioni di protezione e accrescimento della biodiversità in Europa, a misure di contenimento delle specie invasive in Africa. Uno dei fenomeni più preoccupanti, da tenere sotto osservazione, è l'espansione urbanistica delle città, con insediamenti abitativi poco rispettosi per l'ambiente, soprattutto nei Paesi del Sud del Mondo. La perdita di biodiversità causa l'estinzione di molte specie animali e vegetali e l'interruzione di catene biologiche importanti.
L'Unione internazionale per la conservazione della natura ha decretato il 2008 l'anno degli anfibi, particolarmente minacciati dal fenomeno.
Fonte: TERRA TERRA di Marinella Correggia su Il Manifesto (16/9/2008)