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Biodiversità tra i palazzi
16/09/2008 - gab
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Un accordo tra 21 città di diversi Paesi per la tutela della biodiversità a cominciare dai centri urbani, dove si consuma il 75% delle risorse naturali.

Gli agglomerati urbani visti da lontano sono delle colate grigie di cemento in espansione, che mangiano lentamente nuove porzioni di terra. Le città occupano una superficie ancora limitata (circa un 2% della crosta terrestre) ma la loro impronta ecologica è macroscopica, corrispondente al consumo del 75% delle risorse naturali del pianeta.

Il fenomeno urbano nel mondo è in espansione e mette sempre più a repentaglio la sopravvivenza della biodiversità, che viene calpesata sull'altare del progresso e della crescita economica. L'obiettivo concordato a Durban (Sudafrica) da una delegazione di rappresentanti di 21 città di diversi Paesi del mondo (Italia esclusa) è quello di salvaguardare la ricchezza biologica a partire dai centri urbani.
Il progetto da cui parte l'iniziativa prende il nome di LAB (Local Action for Biodiversity) ed è stato lanciato nel 2006 dall'ICLEI (Consiglio internazionale per le iniziative ambientali locali)

La dichiarazione di Durban prevede degli impegni che diventeranno operativi in 18 mesi, dopodiché si verificheranno i progressi ottenuti. Le strategie sono diverse a seconda dei Paesi, si va da azioni di protezione e accrescimento della biodiversità in Europa, a misure di contenimento delle specie invasive in Africa.

Uno dei fenomeni più preoccupanti, da tenere sotto osservazione, è l'espansione urbanistica delle città, con insediamenti abitativi poco rispettosi per l'ambiente, soprattutto nei Paesi del Sud del Mondo. La perdita di biodiversità causa l'estinzione di molte specie animali e vegetali e l'interruzione di catene biologiche importanti. L'Unione internazionale per la conservazione della natura ha decretato il 2008 l'anno degli anfibi, particolarmente minacciati dal fenomeno.

Fonte: TERRA TERRA di Marinella Correggia su Il Manifesto (16/9/2008)



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