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Bolivia: l'ora dell'autonomia indigena
22/06/2008 - Alessandro Michelucci
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L’11 aprile scorso il governo boliviano ha riconosciuto l’autonomia dei popoli indigeni. In concreto questo comporta la ratificazione della legge approvata il 7 dicembre 2007, secondo la quale «i popoli indigeni hanno diritto all’autonomia o all’autogoverno per quanto riguarda i temi interni e locali, così come a disporre dei mezzi per finanziare queste funzioni autonome».

Secondo i dettagli forniti dal vicepresidente Alvaro Garcia, il governo predisporrà dei meccanismi per trasferire la gestione delle risorse alle comunità indigene. L’autonomia in questione non necessita di un referendum, ma soltanto di una legge d’attuazione.
Questo comporta l’illegalità dei referendum locali che sono stati organizzati in quattro dipartimenti da Nación Camba, il più importante fra i movimenti dei latifondisti che si oppongono alla politica indigenista e antiliberista di Evo Morales. Per capire meglio la situazione, però, è necessario fare un passo indietro.

La svolta indigenista
Negli ultimi anni la realtà politica del paese andino ha subito mutamenti radicali. Le elezioni presidenziali che si sono tenute alla fine del 2005 hanno segnato una novità storica: il 54% dei votanti ha scelto Evo Morales, il combattivo aymara che aveva guidato per molti anni il sindacato dei coltivatori di coca.
«500 anni di lotta e di resistenza popolare indigena non sono passati invano» ha detto Morales al momento dell’investitura. Primo presidente indigeno di un paese sudamericano, Morales ha delle idee politiche molto chiare: «Il peggior nemico dell’umanità è il capitalismo. È questo che provoca ribellioni come la nostra, una ribellione contro il sistema, contro un modello neoliberista che è l’espressione del capitalismo selvaggio. Se il mondo non si rende conto di questa realtà, se non capisce che gli stati non forniscono strutture educative e sociali, non potrà che derivarne una violazione quotidiana dei diritti umani fondamentali». Insieme al cubano Castro e al venezuelano Chavez, Morales sta cercando di creare una rete sociale e politica capace di contrastare l’egemonia statunitense: quella che Tariq Ali ha definito «asse della speranza» nel suo ultimo libro Pirates of the Caribbean: axis of hope (Verso Books, London 2006). Questo spiega perché l’elezione del primo presidente indigeno non è stata gradita a Washington. Anche in Bolivia, però, l’opposizione alla linea antiliberista promossa da Morales non ha tardato a manifestarsi...

La versione completa dell'articolo "Bolivia: l'ora dell'autonomia indigena" di Alessandro Michelucci è disponibile sul numero di Giugno di Terra Nuova.

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