Titolo: La prima ferita. L'influenza dell'imprinting sul nostro comportamento. Un percorso di guarigione.
Autore: Willi Maurer con prefazione di Michel Odent
Editrice AAM Terra Nuova
pp. 208 - € 13.00
(prezzo per gli abbonati € 11.70)
La nascita non è di per sè un evento traumatico, se al neonato è riservata l’esperienza per cui è predisposto: essere accolto dalla madre. L’imprinting, ossia il contatto multisensoriale indisturbato tra madre e bambino immediatamente alla nascita, attiva un senso di appartenenza reciproca e un appropriato comportamento istintivo.
L’interferenza storica con questo fenomeno, diffusa in tutto il mondo, ha enormi conseguenze sulla salute e sul comportamento: il dolore per il mancato imprinting è lacerante e viene pertanto rimosso, dando origine ad una scissione interiore, erroneamente ritenuta una caratteristica umana innata.
Ne è convinto Willi Maurer, un uomo cordiale, che abbiamo incontrato nella sua casa immersa nel bosco ticinese.
Qual è il cuore del tuo messaggio,Willi?
In 25 anni di esperienza con il Lavoro Emotivo e Corporeo, ho constatato che, all’emergere di emozioni risalenti alla prima infanzia, si libera un potenziale di odio e di violenza inaudito. Dietro traumi successivi, molto spesso ho visto che si cela un trauma più profondamente rimosso, risalente alla nascita.
Ho constatato che nel periodo immediatamente seguente la nascita è molto facile intaccare la forza vitale del neonato. La mia esperienza conferma l’importanza degli eventi del periodo primale, già ampiamente descritta, ma segnala - senza equivoci - l’impatto senza pari dell’imprinting. È possibile individuare e guarire i propri traumi, rivivendo le emozioni correlate agli avvenimenti rimossi grazie a un processo di crescita interiore.
Come spieghi che, nei gruppi di lavoro che animi, il processo di regressione si inneschi dalla reazione in risposta a certe situazioni?
Nella nostra società, l’incapacità di esprimere i propri bisogni, e di assumersene la responsabilità, è diffusa. Ciò si ripercuote sulla relazione di coppia e sulle dinamiche di gruppo. Da me, sono i partecipanti a dover esprimere ciò che vogliono e decidere cosa fare. Se si aspettano che lo faccia io per loro, si ritrovano nella situazione del neonato che non riceve quello di cui ha bisogno. L’impotenza di allora si trasforma in aggressività. Seguendo queste emozioni, emergono episodi rimossi della prima infanzia. A volte, chiedo a chi vorrebbe andarsene subito: «Se tu non potessi fare la valigia e dovessi per forza restare?». La tipica risposta, «Non vorrei più vivere», illustra bene il disagio del neonato, se i suoi bisogni non vengono ascoltati e soddisfatti.
La versione completa dell'articolo "Imprinting: La fonte sepolta della pace" di Clara Scropetta è disponibile sul numero di Giugno di Terra Nuova.
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