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Le prime città POST-PETROLIO
14/06/2008 - Cristina Spada
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Sono già 44 le città che si stanno organizzando con programmi di riduzione dei consumi e utilizzo di fonti rinnovabili per far fronte alla fine del petrolio prossima ventura in modo creativo e non traumatico. A Findhorn una conferenza internazionale per fare il punto della situazione.

Per sette giorni, la storica comunità scozzese di Findhorn ha fatto da sfondo a quella che si può definire la prima conferenza internazionale incentrata sulle possibili risposte al picco petrolifero e ai mutamenti climatici. Il meeting, Creative community response to peak oil and climate change, ha visto la partecipazione di 220 tra esperti ed attivisti provenienti da tutto il mondo, i cui interventi sono stati moderati da Joanna Macy, scrittrice e animatrice di seminari di carattere sociale e ambientale.
Tra i contributi più significativi quelli di Richard Heinberg, uno dei più famosi esperti in ambito di picco petrolifero e autore de La festa è finita (Fazi editore, 2008) e Rob Hopkins, fondatore del Transition Town1 di Totnes, il primo progetto di transizione all’era del post-petrolio che coinvolge un’intera città realizzato in Gran Bretagna.

Tra gli altri relatori, Dorothy Maclean, fondatrice nel 1962 assieme a Peter e Eileen Caddy di Findhorn; Jonathan Dawson, presidente della rete mondiale degli ecovillaggi (Gen); Megan Quinn, co-redattrice del documentario Il potere della comunità: come Cuba sopravvisse al picco del petrolio e Richard Lochhead, membro del parlamento scozzese.

La festa è finita
Da quando abbiamo iniziato ad immagazzinare energia e ad accumulare ricchezza, ha esordito Heinberg, l’ineguaglianza tra gli individui e tra i popoli ha iniziato ad aumentare di pari passo, fino a raggiungere proporzioni smisurate negli ultimi 200 anni.
Il 93% delle risorse energetiche che sostengono il nostro stile di vita declineranno nei prossimi anni; l’attività di estrazione di petrolio di più di 60 dei 98 Paesi produttori è ormai in declino; l’energia complessiva prodotta dai combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale) raggiungerà il culmine attorno al 2010. Per Heinberg le conseguenze «saranno molto gravi»: non c’è alcuna speranza di un «atterraggio morbido», bisogna dimenticarsi non solo della «crescita perpetua», ma anche della vita «normale» a cui siamo oggi abituati...

La versione completa dell'articolo "Le prime città POST-PETROLIO" di Cristina Spada è disponibile sul  numero di Giugno di Terra Nuova.

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