I cibi che ci troviamo nel piatto, solo per un pasto, mediamente percorrono più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola. Ci vuole più energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull'atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall'emissione di gas ed effetto serra.
La Coldiretti, in occasione della marcia sul clima a Milano, ha stilato una classifica dei prodotti alimentari che "inquinano di più", allestendo uno stand dimostrativo dei prodotti da evitare. Sul podio dei peggiori
prugne cilene, fagioli argentini e uva peruviana. Tre prodotti che devono percorrere distanze nettamente superiori ai 10mila chilometri prima di giungere sulle tavole e che - sostiene la Coldiretti - possono peraltro essere convenientemente sostituiti da ben piu' valide alternative offerte dalla produzione nazionale che è leader in quantità, qualità e sicurezza nella produzione di frutta e verdura a livello comunitario e internazionale.
Nella classifica dei prodotti “da evitare” la Coldiretti ha inserito anche le
pere dal Sud Africa e il melone dal Guadalupe. Tutti prodotti per i quali l'alternativa nazionale durante la stagione produttiva garantisce maggiore risparmio e freschezza.
Secondo la Coldiretti consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere fino a 1000 chili di anidride carbonica ( CO2 ) l'anno. Sul sito della Coldiretti Fattorie e Cantine si può trovare un elenco di quasi diecimila aziende agricole in tutte le province dove è possibile comperare direttamente dagli agricoltori a chilometri zero (o quasi), senza ricorso a intermediazioni e trasporti inquinanti.