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Fare casa
07/06/2008 - gab
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Partecipare alla costruzione della propria abitazione: una soluzione al caro-mattone, per non rimanere schiacciati dal peso dei mutui e scoprire un modo più conviviale e sostenibile di «fare casa».

C’è un filo rosso che accomuna la storia dei nostri nonni a certe avanguardie politiche del Nord Europa. La stessa risposta di fronte ad un problema vecchio come il mondo: l’emergenza casa. La risposta si chiama autocostruzione associata. Praticata fino alla seconda guerra mondiale, si è diffusa nel Nord Europa a partire dagli anni ’70.

Un’utopia fatta realtà nel contesto di vecchi edifici sfitti, prima occupati e poi rinnovati dagli stessi abitanti. Partecipare alla costruzione della propria casa: una soluzione al caromattone, per non rimanere schiacciati dal peso dei mutui, aggirando un altro vecchio scoglio come l’accesso al credito.
In Italia si contano oltre 500 abitazioni tra Emilia, Umbria, Lombardia, Veneto, che hanno visto il coinvolgimento degli inquilini nei lavori di costruzione. Un fenomeno in espansione, a cui da qualche anno stanno guardando alcune amministrazioni comunali, come valido strumento urbanistico per far fronte al problema degli alloggi.

Il fenomeno in Italia
Difficile capire la ricomparsa di questo fenomeno in Italia, oscurato dall’era del boom economico e dell’abusivismo edilizio. C’è qualche utopia andata a buon fine, dopo estenuanti battaglie fatte di occupazioni e sgomberi; e l’esperienza di associazioni, impegnate in ambito umanitario in territori lontani.
È il caso di Alisei, organizzazione non governativa che dopo anni di cooperazione con paesi del Sud del mondo con progetti di autocostruzione, dal 2001 ha cominciato a fronteggiare anche l’emergenza Italia. Il sistema messo a punto da Alisei oggi è divenuto uno standard per la maggior parte delle esperienze della Penisola. Il meccanismo è semplice: gli aspiranti costruttori si uniscono in una cooperativa, aderiscono allo specifico bando indetto dal comune per una data area, e cominciano a costruire «con le proprie mani». L’acquisto dell’immobile diventa così più accessibile. Il Comune pratica agevolazioni sugli oneri e fa da garante per le banche. Si tagliano i costi di costruzione per la manodopera, il profitto dell’impresario e quello dei vari intermediari. Fatti tutti i conti, si ottiene un risparmio medio del 50% sul prezzo di mercato.

Un esempio su tutti è quello di Monteriggioni, piccolo gioiello incastonato nella campagna senese, con dei prezzi immobiliari cuciti per le tasche dei turisti. Il Comune ha messo a disposizione un terreno edificabile per la costruzione di alloggi per 25 famiglie. Vi sorgeranno villette a due piani, 84 metri quadrati e 3 camere. I futuri proprietari, opportunamente seguiti dal Consorzio toscano di costruzione, mettono a disposizione 1500 ore di lavoro ciascuno, in modo da finire i lavori entro due anni. Il costo di acquisto è inferiore ai 100 mila euro; e viene coperto interamente da un mutuo, che gli abitanti cominceranno a pagare a lavori ultimati.

La versione completa dell'articolo "Fare casa" di Gabriele Bindi è disponibile sul numero di Giugno di Terra Nuova.

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