I motori delle nostre auto utilizzano il carburante che gli forniamo, acquistato a caro prezzo economico e ambientale, trasformando solo il 35% del contenuto energetico in forza motrice. Il 75% dell’energia contenuta nel carburante è letteralmente «buttata all’aria» sotto forma di calore. Questo enorme spreco avviene in proporzioni simili per tutti i motori a combustione interna.
Ma non esiste un modo per sfruttare anche questo calore?
Alla domanda risponde il cogeneratore o Chp (Combined heat and power), una tecnologia che consente di creare e sfruttare in maniera combinata l’energia meccanica/elettrica e il calore.
Come funziona
Il motore del cogeneratore può essere progettato per essere alimentato con un combustibile qualsiasi – gas, biogas, gasolio, biodiesel, biomasse – anche in base alla tipologia di motore utilizzata: turbine a vapore, turbine a gas, gruppi combinati, motori a combustione interna o esterna. Al motore viene collegato un generatore elettrico e un sistema per il recupero del calore (vedi schema) per produrre acqua calda. Otteniamo così, da un unico impianto, due forme di energia utile sfruttando al meglio l’energia contenuta nel nostro carburante e incrementando fortemente il rendimento complessivo, raggiungendo un’efficienza energetica di circa il 70% per impianti di modesta taglia (entro i 120 kWe1), e superando la ragguardevole soglia dell’85% nei grandi impianti.
Ma le possibilità di sfruttamento non si fermano «all’acqua calda». Infatti è possibile rispondere anche alle necessità di raffrescamento e condizionamento installando a valle del sistema di recupero del calore un ulteriore generatore di aria/acqua fredda che, tramite opportuni scambiatori (ciclo frigorifero), consente la produzione del freddo (trigenerazione).