Molto severo il giudizio di Greenpeace sulla presunta "cattura e lo stoccaggio della CO2" (CCS) come strategia per ridurre l’impatto climatico causato dalla combustione di fonti fossili. Una tecnica, di cui si parla molto, che si prefigge di catturare la CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche, per confinarla sottoterra.
Lo sviluppo della CCS, rileva il rapporto di Greenpeace, in realtà, viene promosso dall’industria del carbone e dalle aziende elettriche, tra cui Enel in Italia, come giustificazione alla costruzione di nuove centrali a carbone. La tecnologia è tuttavia ancora agli albori e non sarà in grado di fornire alcun contributo efficace alla riduzione delle emissioni di gas serra, così da prevenire i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici.
Il rapporto “Il confinamento della CO2: un’illusione” dimostra, inoltre, che le perdite in termini di efficienza rispetto a un impianto sprovvisto di CCS sono notevoli, tali da annullare i miglioramenti degli ultimi 50 anni. La CCS potrebbe far raddoppiare i costi delle centrali, con aumenti nel prezzo dell’elettricità stimati del 20-90%. Una fuga di emissioni pari ad appena l’1% potrebbe invece compromettere qualsiasi beneficio per il clima nel lungo periodo.
In Italia Enel continua a parlare di ‘carbone pulito’, come se fin da oggi fosse possibile confinare le emissioni di CO2 sottoterra. Greenpeace invita l'Enel a non inaugurare la nuova centrale a carbone di Civitavecchia fino a quando non sarà in grado di sequestrarne le emissioni di CO2. Ogni anno l’impianto di Civitavecchia immetterà in atmosfera circa 10 milioni di tonnellate di CO2, mentre l’Italia dovrebbe abbatterne 100 milioni per rientrare nei parameri di Kyoto entro il 2012.
Per ulteriori informazioni: leggi il rapporto di Greenpeace