Autore: Alessandro Michelucci
Negli ultimi tempi l’inclusione più o meno sincera dei diritti umani nel dibattito politico ha costretto numerose autorità – in genere, Stati – a presentare le proprie scuse per i crimini dei secoli scorsi. Crimini che in molti casi erano stati compiuti ai danni dei popoli indigeni. L’affermazione di questa pratica l’ha trasformata velocemente in oggetto di studio: l’ultimo libro sul tema si intitola appunto The Politics of official apologies, scritto da Melissa Nobles e pubblicato da Cambridge University Press (2008).
L’opera si concentra sull’uso politico delle scuse ufficiali, che si è diffuso recentemente nei quattro principali paesi anglofoni extraeuropei: Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Una delimitazione geografica che quindi mette in primo piano il problema della convivenza con i popoli indigeni.
Nel 1992, in Canada, le suore oblate di Maria Immacolata si sono riconosciute colpevoli di aver partecipato alla gestione delle boarding school, i convitti federali nati nell’Ottocento per «civilizzare gli Indiani».
I bambini venivano strappati alle famiglie e rinchiusi in edifici lontani. In queste scuole l’obiettivo prioritario era la mortificazione delle culture autoctone: dall’abbigliamento al divieto di usare la lingua madre, dall’imposizione del cristianesimo allo studio di una storia falsificata e distorta.
L’anno successivo (1993), l’allora presidente Clinton ha emanato il decreto noto appunto come Apology bill (Documento di scuse), riconoscendo apertamente l’invasione dell’arcipelago hawaiano e la sua annessione. Ma il caso che ha ricevuto maggiore attenzione mediatica è stato quello delle Stolen Generations, cioè la tragedia dei piccoli aborigeni australiani.
La versione completa dell'articolo "Le scuse non bastano" di Alessandro Michelucci è disponibile sul numero di Aprile di Terra Nuova.
Acquista ultimo numero
Abbonati alla rivista
Acquista un arretrato
I libri di AAM TERRA NUOVA
Visita lo shop on line