Autore: Claudia Benatti
Sono migliaia ogni anno i bambini ai quali vengono asportate le tonsille, spesso insieme alle adenoidi. Fino a pochissimi anni fa il numero si aggirava intorno ai 70mila bimbi l’anno operati nella fascia d’età da 4 a 9 anni, ai quali sono da aggiungere gli interventi eseguiti sugli adolescenti e sugli adulti.
Qualche decennio fa gli interventi erano un numero ancora maggiore. All’intenso «interventismo» ha tentato di mettere un freno l’Istituto superiore di sanità nel 2004, con la pubblicazione di linee guida che puntavano a contenere le operazioni, ma i numeri rimangono ancora molto alti. La domanda da porsi è se un così alto numero di interventi sia giustificato e se si tratti di un «rimedio drastico» efficace. La rivista scientifica British medical journal già a suo tempo aveva pubblicato un articolo dei ricercatori dell’università olandese di Utrecht secondo cui la rimozione chirurgica di tonsille ed adenoidi non presenta grandi benefici nei bambini con sintomi lievi di infezione. Lo studio ha monitorato 300 bambini tra i 2 e gli 8 anni con infezioni ricorrenti alla gola o con tonsille e adenoidi ingrossate; metà è stata sottoposta a intervento chirurgico e l’altra metà no, poi tutti i piccoli sono stati seguiti per due anni. I ricercatori hanno concluso che l’intervento non porta grandi benefici clinici.
>> Ma le tonsille, per il nostro corpo, hanno un ruolo utile da preservare?
>> E questo ruolo si conosce a fondo?
>> E perché le tonsille si "ammalano"?