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Non chiedo la separazione del Tibet
31/03/2008 - gab
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Le vere parole del Dalai Lama per una soluzione pacifica al problema del Tibet. Un grande esempio di dialogo e compassione buddista nell'appello al popolo cinese
Nella difficile situazione in corso in Tibet il Dalai Lama è stato più volte accusato dalle autorità cinesi di fomentare l'odio e la violenza. (Nella foto a lato agenti cinesi con vestiti da monaci, Fonte: GCHQ).
Ma il messaggio del leader spirituale tibetano parla apertamente di dialogo e convivenza armoniosa. Pubblichiamo l'appello di Sua Santità il Dalai Lama, rivolto al popolo cinese il 28 Marzo 2008, un genuino messaggio di pace che in questo momento difficile ci sembra ancor più esemplare e lungimirante:
"Oggi vorrei salutare con il cuore i miei fratelli e sorelle cinesi nel mondo, in particolare quelli nella Repubblica Popolare Cinese. Alla luce dei recenti sviluppi in Tibet, vorrei condividere con voi i miei pensieri riguardo le relazioni tra il popolo tibetano e il popolo cinese, a fare un mio personale appello a tutti voi. Sono profondamente rattristato dalla perdita di vite umane nei recenti tragici fatti in Tibet.

Sono consapevole che anche alcuni cinesi sono morti. Sento dolore per le vittime e le loro famiglie e prego per loro. La recente rivolta ha chiaramente dimostrato la gravità della situazione in Tibet e l'urgente bisogno di cercare una soluzione pacifica e mutualmente benefica attraverso il dialogo. Anche in questo frangente ho espresso alle autorità cinesi la mia volontà di lavorare insieme per portare pace e stabilità. Fratelli e sorelle cinesi, vi assicuro che non ho il desiderio di cercare la separazione del Tibet. Né ho il desiderio di alimentare divisioni tra il popolo tibetano e il popolo cinese. Al contrario il mio impegno è sempre stato quello di cercare una soluzione genuina al problema del Tibet, in grado di garantire gli interessi a lungo termine sia dei cinesi che dei tibetani.

La mia principale preoccupazione, come ho ripetuto molte volte, è di garantire la sopravvivenza della cultura, della lingua e dell'identità distintivi del popolo tibetano. Come semplice monaco che si sforza di vivere la sua vita quotidiana in accordo ai precetti Buddhisti, vi assicuro la sincerità della mia motivazione. Mi sono appellato al governo della Repubblica Popolare Cinese perché comprendesse chiaramente la mia posizione e lavorasse per risolvere questi problemi "cercando la verità a partire dai fatti." Chiedo al governo cinese di mostrare saggezza e di iniziare un dialogo significativo con il popolo tibetano. Inoltre mi appello a loro affinché compiano sinceri sforzi per contribuire alla stabilità e all'armonia della Repubblica Popolare Cinese e per evitare di creare incrinature tra le nazionalità. Il quadro dei recenti eventi in Tibet mostrato dai media di stato, in cui sono state usate immagine false e distorte, potrebbe diffondere i semi della tensione razziale con conseguenze imprevedibili a lungo termine.

Questa è per me una grave preoccupazione. Similmente, nonostante il mio ripetuto sostegno alle Olimpiadi di Pechino, le autorità cinesi, con l'intenzione di creare una frattura tra me e il popolo cinese, ha affermato che sto cercando di sabotare i Giochi. Sono incoraggiato, tuttavia, dal fatto che anche molti intellettuali e studiosi cinesi hanno espresso la loro forte preoccupazione riguardo le azioni del governo cinese e il rischio che esse portino a conseguenze negative a lungo termine, in particolare nelle relazioni tra le diverse nazionalità.

Fin dall'antichità, il popolo tibetano e il popolo cinese hanno vissuto come vicini. Nella storia conosciuta dei nostri popoli, lunga 2000 anni, qualche volta abbiamo sviluppato relazioni amichevoli, anche formando vere e proprie alleanze, mentre in altre occasioni ci siamo combattuti a vicenda. Tuttavia, da quando il Buddhismo è fiorito in Cina, prima ancora di arrivare in Tibet dall'India, noi tibetani abbiamo storicamente accordato al popolo cinese il rispetto e l'affetto do
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