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Banca Intesa, l'Enel e il nucleare sovietico
12/03/2008 - gab
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Protesta degli attivisti di Greenpeace contro Banca Intesa San Paolo, che finanzia il restauro di due reattori nucleari sovietici anni 70
Gli attivisti di Greenpeace sono presenti oggi presso le agenzie di Banca Intesa Sanpaolo in tutta Italia, per denunciare la decisione del Gruppo di finanziare il completamento di due reattori nucleari sovietici anni ’70 a Mochovce (Slovacchia), un progetto che vede il coinvolgimento di Enel. La Banca ha già concesso una linea di credito di circa 100 milioni di euro, senza aver ricevuto alcuna garanzia sulla sicurezza dei reattori. Gli attivisti in 21 città, tra cui Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli e Palermo stanno consegnando volantini che informano i clienti di Intesa Sanpaolo sui gravi rischi connessi al completamento dei reattori di Mochovce, a circa 550 Km da Venezia. La protesta è stata organizzata per criticare la decisione della banca di finanziare il completamento dei due reattori nucleari di Mochovce, in Slovacchia. Progetto in cui è implicata Enel.

Benché oggi i reattori nucleari di terza generazione devono avere due gusci di contenimento, Enel a Mochovce non ha alcuna intenzione di costruire uno. Se un aereo entrasse in collisione con la struttura potrebbe innescare una catastrofe nucleare senza precedenti. Nel bel mezzo d'Europa. A 150 chilometri da Vienna. A circa 550 da Venezia.

Greenpeace critica da tempo il progetto, anche perché le autorità slovacche ed Enel non hanno avviato alcuna procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA), come la normativa europea richiede. La scusa è che l'autorizzazione a costruire venne data nel 1986, prima dell'entrata in vigore della Direttiva europea sulla VIA.

Nel 1986 la Cecoslovacchia era ancora sotto il regime comunista. Quando il Comitato Centrale del Partito Comunista decideva e l'opinione pubblica non aveva importanza. Da allora a oggi la situazione è cambiata: i nuovi reattori di Mochovce devono essere sottoposti agli stessi standard dei Paesi occidentali. Per questo Greenpeace ha citato in giudizio il Governo slovacco.

Fonte: www.greenpeace.org


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