Se vogliamo ridare vita ad un vecchio mobile di famiglia, è bene avvicinarsi ad esso con il dovuto rispetto e tanta sensibilità. Rispettare il mobile significa salvaguardare i segni che il tempo gli ha impresso, intervenendo sulla struttura senza alterare il sapore e l’omogeinità della patina.
Anche se considerazioni moderne hanno cambiato tradizioni antichissime, per un corretto restauro è necessario il ricorso a prodotti impiegati nell’epoca di costruzione dell’oggetto. Quindi niente coloranti sintetici, sverniciatori, colle viniliche ed altri prodotti chimici.
Restaurare mobili d’antiquariato, usando solo prodotti naturali, equivale a seguire scrupolosamente le regole a cui gli artigiani si sono attenuti per secoli e che solo di recente hanno abbandonato.
La breve sintesi che seguirà, intende indicare la procedura standard. Ma attenzione, le innumerevoli tipologie di mobilia che un restauratore incontra nella sua attività, obbligano l’artigiano a ideare nuove e creative soluzioni che impreziosiscono il già variegato e affascinante mondo dell’antiquariato.
Il restauro
Nella prima fase è fondamentale verificare le condizioni della struttura del mobile. Innanzitutto l’incollaggio: inserire nelle parti scollate colla di ossa di bue, precedentemente scaldata a bagnomaria, dentro un pentolino di rame.
Se ce n’è bisogno è possibile stringere la struttura con dei morsetti utilizzando ritagli di legno e carta di giornale. La ragione? Salvare la superficie del mobile.
Infine, ripulire con una spugna imbevuta di acqua calda la colla eccedente. Per il ripristino delle parti mancanti è consigliabile adoperare lo stesso legno di costruzione, tenendo conto del verso della venatura. La parte rimessa va fermaa con morsetti o mollette ricavate da vecchie imbottiture, per poi spianare con scalpelli e pialletti ben affilati. Se il mobile è impiallacciato o listrato, useremo ovviamente impiallacciatura o listra. La listra ed i piccoli pezzi di impiallacciatura si fermano ribattendo dei piccoli chiodini senza testa sopra dei ritagli di compensato e carta di giornale. Una volta asciugata la colla, si tolgono i listelli di compensato e si leviga bene il legno aggiunto con dei ritagli di vetro e con carta vetrata molto fine.
La tecnica per impiallacciare superfici più ampie è fondamentale per il lavoro di restauro ed ebanisteria. L’impiallacciatura a mano richiede un lavoro veloce e organizzato: ogni foglio è applicato con colla caldissima, che deve rimanere tale fino a che il ritaglio non è posizionato.
Per impiallacciare a mano c’è bisogno di un martello sulla cui parte posteriore è applicato un rettangolino metallico.
L’operazione di impiallacciatura va effettuata alla temperatura ambiente di almeno 21 gradi, tenendo a portata di mano tutti gli attrezzi e i materiali, in modo che la colla non si raffreddi. Poi si raduna assieme: colla animale, un taglierino, una riga, una matita, un pennello, un ferro da stiro elettrico, acqua bollente, un spugna, un panno umido e un martello da impiallacciatura.
Prima si ritaglia a misura il piallaccio, subito dopo si spennella di colla la parte posteriore del pezzo e la superficie del mobile e, una volta posizionato, si applica la colla anche sulla parte superiore premendo decisamente con il martello fino a spianare il tutto.
Trascorso qualche minuto conviene ripulire la parte con una spugna imbevuta di acqua calda.
Se compaiono rigonfiamenti e se occorre riscaldare nuovamente la colla, bisogna appoggiare sull’impiallacciatura un panno umido, per poi passare leggermente sopra il ferro da stiro caldo, cercando di premere nei punti rialzati.
Operando su mobilia di pregio è facile imbattersi in oggetti costruiti con legni esotici, tipo il mogano, il palissandro brasiliano e l’ebano. Per evitare di contribuire alla distruzione indiscriminata della foresta amazzonica, e in assenza di materiale di recupero, è possibile utilizzare prodotti eco-sostenibili certificati.