C’è infine un’ultima categoria di coppie che prende seriamente in considerazione il fatto e inizia a occuparsene davvero.
Viviamo in un’epoca nella quale la consapevolezza si è allontanata dal corpo come mai prima d’ora: mancando un buon contatto con i propri moti emotivi e le correlate sensazioni fisiche, per molte persone il sesso e lo sport sono le uniche occasioni per vivere più intensamente il proprio corpo.
Lo scarso contatto con il corpo procede di pari passo con la doppia morale della sessualità: la doppia misura che socialmente attribuiamo a questa energia si riflette tragicamente in una divisione all’interno del nostro essere. Da un lato, infatti, consideriamo il sesso come qualcosa di un po’ “sporco” o, comunque, gli attribuiamo un valore inferiore rispetto ad altri sentimenti, per esempio all’amore. Dall’altro, pretendiamo buone prestazioni sessuali. Queste due differenti valutazioni, in contrasto tra loro, creano una tale tensione fra la mente e l’energia che non riceve mai quel tipo di attenzione amorevole della quale ha bisogno per svilupparsi, ovvero rilassatezza, fiducia e benessere.
Il vero problema dunque, non è tanto la sessualità in sé, bensì il modo in cui viene considerata.
Da problema a opportunità
Il sesso, per molti di noi, rappresenta il momento della verità: completamente nudi spogliamo la nostra anima, facciamo emergere tutti i nostri bisogni, desideri, blocchi corporei e mentali. L’atto sessuale è infatti il momento privilegiato in cui possiamo essere pienamente noi stessi. E se abbiamo deciso di non vivere completamente la nostra personalità o natura, questa decisione si manifesterà in un piacere mediocre e in un’intimità ridotta. L’amore autentico, infatti, non si rivela nelle parole dolci sussurrate al telefono, bensì quando i corpi nudi si toccano, scatenando quelle dinamiche durante le quali non possiamo più mentire a noi stessi.
Giocare con i limiti
Diventare più sensuali o più capaci di godere del piacere sessuale, però, non è sempre un processo lineare che porta subito alle gioie desiderate: bisogna infatti passare attraverso le ombre. A volte queste si manifestano come forti sensazioni corporee, altre volte come emozioni poco desiderate.
Vediamole:
>> Paura di non essere all’altezza. Proviene dai paragoni e dai giudizi. La soluzione sta nell’ascoltare sempre più il nostro corpo e risolvere le questione di grandezza dell’io in altri momenti della vita, per esempio nel lavoro o nello sport. La sessualità non si presta a questo tipo di sfide, controproducenti all’evolversi dell’energia sessuale.
>> Emozioni forti. Per esempio: siamo fra le braccia della persona che ci ama, eppure ci sentiamo soli. Se questo accade, è importante non attribuirlo al partner, ma osservarlo come qualcosa che appartiene a noi stessi. Anche la tristezza (che spesso può arrivare al pianto) collegata al periodo che precede o segue l’orgasmo segnala semplicemente il contatto con un sentimento che è seppellito dentro il cuore e che sotto l’impatto della forte emozione emerge.
>> Paura di perdere l’individualità. Se l’io non è ben affermato e, in particolare, se il proprio io è basato più su idee e su suggestioni che su una buona percezione corporea, una forte carica del corpo può farlo barcollare. In effetti, durante l’atto sessuale, i confini dell’io si sciolgono nell’eccitazione e nell’orgasmo, che è uno stato molto piacevole per chi sa di ritornare dentro i suoi confini durante la fase lirica, ma fa paura a chi ha una individualità poco affermata. Spesso va di pari passo con la paura di perdere il controllo o di impazzire.
>> Paura di perdere il controllo. Anche se, in verità, il controllo è un’illusione, durante la fase orgasmica questa paura è molto diffusa. Per dominarla ci “comprimiamo” fisicamente e contraiamo i muscoli.