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Ikea: un modello da smontare
02/06/2007 - Victoria Bawtree
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In appena mezzo secolo, Ikea ha colonizzato interi continenti con i suoi prezzi irresistibili. Ma a che prezzo? Luci e ombre dell’impero del mobile.

Nel contesto generale delle grandi multinazionali, Ikea sicuramente non è una delle peggiori: il suo impatto sociale e ambientale infatti non è nemmeno paragonabile a quello dei giganti del petrolio, della chimica e della farmaceutica, per non parlare dell’industria alimentare e della produzione agricola.
Quello che turba di Ikea è piuttosto la sua profonda ipocrisia, fatta di false pretese costruite a tavolino con un uso tanto abile quanto spietato delle pubbliche relazioni.
Molte multinazionali, preoccupate della loro immagine, e quindi dei loro profitti, stanno portando avanti da qualche anno delle campagne costosissime per “rinverdire” la loro facciata; un fenomeno che prende il nome appunto di “greenwash”. Spesso si tratta di un compito molto difficile, nonostante il fatto che le loro finanze consentono l’accesso ai migliori comunicatori.

Dove sta la verità tra le varie accuse mosse a Ikea e le risposte della società nelle sue pubbliche relazioni?

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