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A legna è meglio
28/03/2007 - Sauro Morganti
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Gli impianti di riscaldamento a legna godono di una strana fama. Alcuni li ritengono antieconomici e scomodi. Altri pericolosi o poco funzionali. La verità è che ci sono ancora troppi luoghi comuni, proviamo a sfatarli.....

Iniziamo con la valutazione dei costi. Molti sostengono che l’uso della legna per il riscaldamento sia più costoso rispetto ad altre soluzioni. In realtà un quintale di legna (di comune querciolo), tagliata e consegnata a domicilio, ha un prezzo di mercato che si aggira intorno alle 20.000 lire e produce circa 300.000 Kcal, un rendimento sicuramente competitivo rispetto ad altre fonti energetiche. Per completare il computo dei costi va poi considerato la resa ottimale di una buona caldaia a legna si aggira intorno all’80% contro il 90% di una a gas. La differenza non è quindi così elevata.
Se seguiamo il funzionamento di quest’ultima in tutte le sue fasi, noteremo però un considerevole spreco energetico. Solitamente non appena la temperatura scende sotto la taratura del termostato, la caldaia si accende, ripristinando la temperatura indicata. Quest’andamento modulato in on-off ha delle ripercussioni dirette sui consumi, perché ogni ciclo di accensione e spegnimento comporta una fase di riscaldamento delle masse dell’impianto. 

Sprechi 
Un esempio semplificato può aiutare a comprendere meglio il reale funzionamento di una caldaia a gas. Immaginiamo una pentola colma d’acqua mantenuta a calore costante con una fiamma fissa. Essa ha un consumo energetico minore di una pentola che necessita di una fonte di calore potente, ma discontinua per riscaldare il proprio contenuto.
Una caldaia a legna possiede invece il vantaggio di funzionare in modulazione, aumentando o diminuendo il calore prodotto secondo l’impianto, senza sprechi. Partendo dalla considerazione che qualsiasi caldaia a gas non raggiunge quasi mai il rendimento ottimale dichiarato, per il semplice fatto che nella maggior parte dei casi mancano le condizioni ad hoc per un perfetto funzionamento, possiamo sostenere che un impianto a legna se ben progettato può raggiungere gli stessi obiettivi di uno a gas. E non basta. Il costo dell’impianto a legna e anche del combustibile utilizzato (la legna) non è così oneroso come molti sostengono, ne deduciamo che questa materia prima possa essere ritenuta una conveniente fonte energetica, magari da integrare all’energia solare (ideale per il riscaldamento dell’acqua soprattutto durante la stagione estiva). 

Autonomia 
Dal punto di vista pratico i principali inconvenienti che si incontrano nell’uso della legna come fonte di energia sono due: l’autonomia della carica (o meglio quante volte al giorno è necessario caricare la caldaia) e l’autonomia del riscaldamento (se esco il mattino e rientro la sera, come faccio a mantenere riscaldata la casa). Le risposte dipendono in gran parte dalla tipologia dell’impianto.
Prendiamo in esame una situazione concreta: la classica casa di campagna, con un ingresso abbastanza ampio per l’installazione di una caldaia. In questo caso senza ricorrere ad impianti eccessivamente sofisticati, ma preferendone uno a carica orizzontale (tipo Equador) caratterizzato da un ottimo rapporto qualità-prezzo ed un’elevata autonomia, sono sufficienti due cariche di legna al giorno per riscaldare uno spazio relativamente freddo delle dimensioni di circa 200 mq. Il rendimento può essere aumentato se nella stanza caldaia si fa sistemare un accumulo, cioè un grande serbatoio (contenente 1000-2000 litri d’acqua) che permette di aumentare l’autonomia di riscaldamento fino a 24-36 ore in tempi brevissimi (circa 2 ore), regolato da un orologio programmatore. 

Carico della legna
Per quanto concerne il caricamento della legna queste caldaie dispongono di un vano interno sufficientemente capiente da consentire l’impiego di legna di grande pezzatura. Per esempio il più piccolo impianto da 30.000 Kcal ha uno sportello di entrata del diametro di 47 cm e una profondità di circa un metro, dunque è possibile l’impiego di pezzi di legname di grandi dimensioni e un risparmio di circa 5.000 a quintale.
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