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I rischi legati agli psichiatri nelle scuole - Antonella Marzaroli
24/10/2006 - Admin
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(3437 letture)
Egregio Direttore,
ho letto con molto interesse la lettera di un’insegnante di scuola media superiore che evidenziava con chiarezza e molta efficacia ciò che oggigiorno nelle nostre scuole italiane sta succedendo: la vera, ma nascosta, trasformazione delle scuole in vere e proprie cliniche, dove a farne le spese sono gli studenti che, a causa della presenza dell’equipe psico-pedagogica, formata da psicologi, psichiatri ecc., vengono “testati” e poi etichettati ”affetti da” disturbi e malattie, che non hanno nessuna base scientifica.

Risultato finale: pessimi e nulli risultati, nuovi pazienti che potrebbero andare ad incrementare gli introiti di questi “specialisti”, fallimento dell’istituzione scolastica e dell’istruzione.

Purtroppo questa grave ed allarmante situazione è presente anche nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, dove io lavoro in qualità di insegnante. In questi ultimi anni infatti programmi psichiatrici, presentati ai genitori come Progetti “in nome del successo formativo e dell’aiuto nei confronti del bambino”, hanno invaso le nostre scuole di ogni ordine e grado.

Figure come “psicologi” “psichiatri” o “neuropsichiatri infantili” si sono sostituiti all’insegnante e al suo ruolo e, attraverso l’osservazione del bambino durante l’attività didattica o la compilazione di questionari e test, fatti compilare dai genitori stessi, dagli insegnanti, ne valutano i risultati e da semplici sintomi evidenziati etichettano il bambino come “malato mentale”, il tutto senza NESSUNA VALIDITA’ SCIENTIFICA. A questo punto mi sorgono spontanee queste domande: cosa succede al bambino diagnosticato “affetto da malattie inesistenti quali l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) o dislessia o discalculia (disturbo del calcolo) o …”?

Quando ai genitori vengono presentati questi Progetti, viene precisato loro cosa ne farà il neuropsichiatra infantile delle informazioni raccolte nei confronti del figlio stesso? Saranno forse permanentemente registrate in una scheda scolastica e medica? Il genitore può vedere cosa contiene quella scheda? Il bambino verrà poi seguito dall’Asl?

Il Progetto, in forma cartacea, che viene consegnato nelle mani dei genitori è completo di tutti le informazioni o viene dato loro con dati parziali e quindi in forma ridotta (questo è successo in una scuola elementare di Milano, nella quale ero presente)? E un genitore, una volta firmato il modulo di consenso alla partecipazione del figlio a quel Progetto psicologico-psichiatrico, che si ritrova ad avere lo stesso poi “etichettato”, può rifiutarsi di sottoporlo a terapie psicologiche, comportamentali o addirittura farmacologiche, che hanno causato in America orami quasi 400 decessi?

Qualora si rifiutasse, pur “magari” non potendolo fare, il figlio può essere sottratto alla custodia della famiglia? Ad incrementare e ad avvalorare questa propaganda psichiatrica si aggiungono trasmissioni televisive e radiofoniche, che altro non fanno che convincere la gente che l’agitazione sia una cosa innaturale, che la difficoltà ad apprendere il linguaggio scritto o a comprendere e produrre il linguaggio siano vere e proprie malattie; così facendo modificano il punto di vista delle persone su come deve essere un fanciullo, incentivando l’uso degli psicofarmaci, (stimolanti alcuni dei quali simili alla cocaina o di potenti antidepressivi), dietro ai quali ruotano enormi interessi economici da parte delle case farmaceutiche, alcune delle quali finanziano totalmente i Progetti nelle nostre scuole.

Tutti, secondo questi “specialisti” saremmo malati mentali! Ogni comportamento umano, ogni emozione umana può essere una malattia mentale, basti pensare che l’essere estremamente timido è diventato “disturbo da personalità schiva”. Ma il comportamento, buono o cattivo che sia, NON E’ UNA MALATTIA.
Ogni bambino ha il suo ritmo di apprendimento, c’è chi impara e comprende subito, chi, invece, necessita di un tempo più prolungato per raggiungere gli obiettivi didattico-educativi previsti, anche attraverso sia i laboratori di recupero e approfondimento (chiamati L.A.R.S.A.), sia mediante il recupero individualizzato. E questo è sempre successo da quando esiste un’istituzione chiamata scuola.


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