All’inizio, tuttavia, restò soltanto l’orgoglio dei giardini assolati ma ricchi d’acqua. Tutt’al più era l’alimento dei poveri, dei marinai e dei pescatori, poiché non si conosceva ancora la varietà dolce. Dobbiamo aspettare ancora un secolo per l’importazione di quello commestibile da parte dei portoghesi: ne parla Henri Bresc, uno studioso francese, nel libro Les jardins (1487), descrivendo il giardino palermitano di Federico de Abbatellis. Una coltivazione comunque scarsa, per pochi consumatori, pure se ricchi e potenti. Intorno al 1500 le raffinate corti del centro-nord, assetate di cose rare, ritengono indispensabile possedere agrumeti per le cortigianerie e le conversazioni dette mondane. Gli architetti toscani, richiesti dappertuttto, l’impongono in ogni villa. Il re Sole ha un grande amore per le orangeries, imitato dai principi tedeschi, affascinati dall’avere ciò che possiede un sovrano. L’Europa, quindi, prima di averli in tavola nel XIX secolo, conosce già i pomi d’oro e le loro preziose qualità.
L’arancia, la favoleggiata mela d’oro del giardino delle Esperidi, è oggi l’agrume più coltivato. Le varietà si distinguono dalla forma e dal colore. I biondi, tondi, non troppo grandi, dolci e ricchi di semi, sono tra i primi a maturare. I Tarocchi, polpa striata di rosso, succo abbondante, fanno la loro comparsa verso la fine di novembre. Gli Ovali, allungati, polpa chiara, pochi semi e buccia spessa, restano sul mercato sino a primavera inoltrata. Sanguigni e Sanguinelli, medio-piccoli, buccia e polpa rosso vivo, sono le ultime arance della stagione. I Mori, invece, sono grandi con buccia spessa e polpa rosso scuro. Chi tiene alla salute dovrà abituarsi a bere, durante la stagione invernale, un succo d’arancia o a mangiarne una intera. Prima di tutto per la ricchezza di vitamina C (antinfettiva, previene l’infarto e l’aterosclerosi, evita la formazione dei calcoli e neutralizza le nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogeno che possono formarsi nello stomaco, combatte i radicali liberi, ecc). Ogni giorno ce ne occorrono 40-80 milligrammi, l’equivalente di un bicchiere di spremuta, purché bevuta appena preparata. C’è da dire comunque che per trarne il massimo dei benefici l’agrume andrebbe utilizzato con tutta la buccia, dove si trovano i bioflavonoidi, sostanze che lavorano in sinergia con la vitamina C (a patto che sia stato coltivato biologicamente). La scorza si può aggiungere in piccole quantità nelle insalate, nei dolci e nella frutta cotta.
In particolare l’arancia è depurativa, rimineralizzante, disintossicante e antiemorragica, aiuta il fegato a smaltire i grassi ed è indicata nei casi di digestione lenta, dispepsia e flatulenza intestinale. Il magnesio dell’arancia potenzia il sistema nervoso autonomo e il potassio ha un effetto diuretico, senza impoverimento di sali minerali essenziali. La presenza di vitamina A la rende preziosa per la salute della pelle. Della pianta si utilizza tutto. La buccia fresca è usata nella pulizia dei denti, quella secca come decotto lassativo, digestivo e vermifugo. Le foglie hanno proprietà toniche, calmanti e febbrifughe, mentre l’infuso dei fiori è il rimedio base contro ansia e depressione.