Intervista a Daniele Crippa, critico d'arte
Comunemente associamo la capacità di creare all'artista, a colui che dedica gran parte del suo tempo a dipingere, scolpire, scrivere, ma in realtà la creatività è una qualità comune a ognuno di noi si tratta solo di risvegliarla.
Potere personale e creatività sono correlati?
I parametri che ha un artista per considerare il suo lavoro positivo dipendono non tanto dalla qualità che sa esprimere - eccezione fatta per i geni, che vanno avanti come bulldozer - ma dalle conferme che riceve. Questo concettualmente va contro quello che loro stessi non accettano, il discorso delle conferme borghesi: se l'opera viene venduta vuol dire che vale, più viene venduta più l'artista è conosciuto e influenza il mondo culturale. C'è sempre stato questo legame tra arte ed economia per cui gli artisti sono abituati a questo: non è sufficiente la gratificazione di altri intellettuali che considerano l'opera d'avanguardia, sono necessarie altri tipi di verifiche.
L'artista è sempre un precursore, per cui creare è spesso associato alla frustrazione e all'insuccesso, o non è sempre così?
Il grande artista è sempre un precursore: ha una sensibilità tale per cui raccoglie nell'aria qualcosa e arriva prima degli altri a raccontarcelo. Si può essere un buon artista anche realizzando opere classiche. Il genio è sempre un precursore, inizialmente destinato ad essere incompreso; se poi è fortunato da vivere a lungo o nella sua vita ci sono accelerazioni un tempo bastava essere accolti alla corte del Re e o del Papa, il corrispondente oggi è andare su Internet o nei circuiti dei mass media, e si può bruciare i tempi. Nell'Ottocento questo non era possibile, tant'è vero che tutti gli impressionisti sono morti poveri.
Di che natura è la scintilla che si accende nell'artista quando ha un'intuizione che poi metterà su tela o su carta. Cosa scatta dentro di lui?
Scatta la sensibilità di percepire qualcosa che pochi riescono a sentire. In questo senso lo si può definire una sorta di 'messia'. Questo non significa sempre possedere un elevato bagaglio culturale. Ligabue non ne aveva. Occorre questo tipo di sensibilità e la volontà di battersi nella convinzione che quell'intuizione va nella direzione della verità. Penso a Van Gogh che si tagliò un orecchio perché nessuno lo comprendeva o a Fontana che credeva nel concettuale quando tutti gli dicevano che era matto. L'artista esprime in una forma personale un simbolo che viene letto da tutti: questo linguaggio diventa esperanto, va oltre il tempo e lo spazio.
Possiamo definire le persone creative spiritualmente ricche?
Non necessariamente. Si incontrano persone con una grande capacità creativa, ma aride spiritualmente: quando però creano si trasformano.