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Negozi e gruppi di acquisto: un’alleanza possibile
di Mimmo Tringale
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Curare la sinusite
di Catia Trevisani
IL PRODOTTO DEL MESE
Coste d’argento
di Lisa Costacurta Rosset
NUOVI PARADIGMI
Fritjof Capra: dal Tao della fisica alla scienza della vita
di Manuel Olivares
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Una finestra ecologica
di Giulia Romeo
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Una vetrata fatta di bottiglie
di Claudio Pozzi
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I frutti dell’Albero della Vita
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Fusione fredda, un’occasione da non perdere
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Il compost in giardino
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EQUO E SOLIDALE
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INCHIESTA
Ipofertilità: le cure naturali
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Il segno dell’anima
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Influenza: sono davvero indispensabili i farmaci?
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NUOVA PSICOLOGIA
Matti da slegare
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Ritalin: genitori e medici contro
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FORMAZIONE
Rebirthing, ovvero il respiro che aiuta a guarire
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COSMESI NATURALE
Segreti e virtù dei fanghi
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Pa Tuan Chin: la ginnastica cinese tradizionale
di Roberto Fassi e Ignazio Cuturello
QUELLO CHE I MEDICI NON DICONO
Libertà di scelta terapeutica
di Valerio Pignatta
Libertà di scelta del farmaco o libertà di scelta del medico?
di Giulio Murero
Hiv-Aids: via alla sperimentazione del primo vaccino italiano
di Antonio Tagliati
Veterinaria: le vaccinazioni in medicina veterinaria
di Ronald Plörer
Mnc: Medicine non Convezionali all’Università
di Paolo Roberti
Vaccinazioni Extracomunitari: sono più vaccinati di noi
a cura di Vaccinetwork
Integratori: non più vendita libera alle vitamine
di Cristina Michieli
Editoriale a cura di Mimmo Tringale
Perché lo sviluppo crea povertà
Che relazione c’è tra sviluppo e povertà? Secondo Edward Goldsmith, fondatore di The Ecologist, la risposta è molto semplice: lo sviluppo non è la ricetta contro la povertà, bensì una delle principali cause. Le prove? Dal 1997 a oggi in Indonesia, la povertà è aumentata del 50%, nella Corea del Sud è raddoppiata durante lo stesso periodo, in Russia è cresciuta dal 2,9% al 32,7% solo tra il 1966 e il 1998. Un fenomeno comune a tutto il globo. Solo negli ultimi cinque anni il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema nel mondo è aumentato di 200 milioni, non solo nell’Africa sub-sahariana e in Asia centrale, ma anche nel ricco mondo industriale, dove il tasso di disoccupazione tra il 1997 e il 1998 è più che raddoppiato, crescendo dal 2,8% al 6,3% per gli uomini e dal 3,2% al 7,4% per le donne.
Negli Stati Uniti, ci sono 35 milioni di poveri (un sesto circa della popolazione) e nei Paesi europei, la povertà riguarda, mediamente, dal 12 al 15% della popolazione. In Italia, L’Eurispes ha calcolato che oltre 4.700.000 famiglie italiane (circa il 22 per cento del totale) sono povere, o quasi povere. Ancora più gravi sono le conseguenze dello sviluppo economico sull’ambiente e sul clima. Per arrestare lo sviluppo che incrementa il Pil, ma impoverisce la Terra e la stessa qualità delle nostre vite, è necessario promuovere una decrescita economica e produttiva, in grado di accrescere la felicità individuale, salvaguardare gli ecosistemi terrestri, produrre relazioni più eque e serene tra gli individui e tra i popoli. Creare, come afferma Maurizio Pallante, una nuova cultura capace di superare i terribili problemi che il sistema economico industriale, fondato sulla crescita illimitata della produzione di merci, pone all’umanità e a tutte le specie viventi.