Chiamata comunemente anche dolcetta o soncino, la valerianella (Valerianella locusta, la più diffusa) è simile nel nome e nella forma alla più nota ed utilizzata valeriana, è della famiglia delle Valerianacee e se ne conoscono diverse varietà, sedici delle quali sono diffuse in Italia. Questa piantina che non trova riscontri nei testi di orticoltura prima del XVIII sec., è invece molto presente come erbacea spontanea dopo la fine della seconda Guerra Mondiale e lo è tutt’ora anche se non la troviamo più in pianura, ma solo su terreni collinari. La sua coltivazione, dopo un periodo di stasi, gode ora di un nuovo sviluppo. Purtroppo possiamo rallegrarcene solo in parte, in quanto questa grande diffusione si deve allo sviluppo delle coltivazioni “fuori suolo”. Si tratta di una tecnica completamente artificiale, dove le piante invece che sul terreno crescono su pannelli galleggianti, strati di lana di roccia o torba mescolata con perlite all’interno di alveoli di polistirolo. Manco cioè qualsiasi contatto con il terreno naturale e la nutrizione viene assicurata da una soluzione salina ricca di azoto e di altri concimi di sintesi. Ora numerose esperienze (riportate anche da ricerche ufficiali), hanno riconosciuto l’azoto fra i maggiori responsabili della produzione di nitrati che una volta assorbiti, danno vita ai nitriti, sospetti di originare gravi patologie soprattutto nei bambini. Inconvenienti che non avvengono quanto la valerianella è coltivata applicando correttamente il metodo biologico o biodinamico. Meglio in primavera Ma ritorniamo alla nostra piantina, diffusa nel nostro paese, ma molto apprezzata anche in America centrale e in altri paesi europei, tanto che non solo in Piemonte, ma anche in Gran Bretagna è inserita nei programmi di catalogazione mirati alla conservazione delle diverse varietà di frutti e vegetali. La stagione della raccolta sarebbe naturalmente la primavera, periodo in cui, tra l’altro, la sua concentrazione di nitrati nelle foglie risulta, ma la proprietà di quest’ortaggio di resistere a basse temperature e l’industrializzazione della sua coltivazione l’ha trasformato in una pianta presente sui mercati tutto l’anno. E’ ricca di calcio, fosforo, potassio, ferro e magnesio, contiene inoltre diverse vitamine (fra le altre: A, B1, B2, PP e C), nonché una grande quantità di clorofilla. Ha qualità depurative, ipotensive, rinfrescanti, emollienti per la pelle; in forma leggera la possiamo ritenere anche cardiotonica e stimolante la diuresi. Una raccomandazione è d’obbligo: non fatevi tentare da quei simpatiche e comode bustine di insalatine prelavate e pretagliate che trovate in commercio, date sempre la preferenza al prodotto fresco e di provenienza biologica e meglio ancora biodinamica. Alcune ricerche di qualche anno fa hanno infatti evidenziato la possibilità di formazione di batteri all’interno di questi sacchetti e ancora di più nelle vaschetta di polistirolo. Anche il tanto ricercato sapore croccante e “burroso” della valerianella (tanto che i maggiori chef raccomandano di non aggiungere sale ma solamente dell’olio, quando viene consumata cruda in insalata), viene notevolmente impoverito con il confezionamento.