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Tsunami: lo zampino dell’uomo
21/09/2006 - Carlino Acaulis
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Esiste un legame tra i test nucleari e l’incremento dei terremoti?

Ora che sono stati spenti i riflettori sullo tsunami che lo scorso dicembre ha devastato il Sud Est Asiatico, cominciano a circolare le ipotesi più disparate su quello che è stato definito il fenomeno naturale più grave degli ultimi secoli.

Uno degli interrogativi più angoscianti riguarda proprio l’origine del fenomeno: siamo proprio sicuri che è solamente opera della natura?

Oggi, l’influenza dell’uomo sulla natura ha assunto un livello talmente invasivo, che diventa lecito chiedersi se si possa ancora parlare di «natura» senza parlare di «uomo». Tra le varie ipotesi circolate, particolarmente significativo è il legame ipotizzato da alcuni scienziati tra test nucleari e terremoti. Gli esempi certo non mancano.

Solo coincidenze?
Il 23 settembre 1969, la Cina fece esplodere una bomba termonucleare sotterranea in un poligono nella parte occidentale del Paese. Cinque giorni dopo, il 28 settembre, un terremoto colpì lo stato di Vittoria, nell’Australia sud-orientale. L’anno dopo, il 28 e 30 maggio 1970 vi furono nuovi test nucleari, e il 31 maggio la città di Chimbote, in Perù, fu devastata da un terremoto che uccise 60.000 persone. Ancora, il 27 luglio 1976, gli Usa fecero esplodere una carica stimata tra i 20 e i 150 chilotoni nel sottosuolo del Nevada. Il giorno seguente, la città di Tang-shan (Cina) fu distrutta da un sisma che fu valutato di magnitudine 8,2 nella scala Richter e che causò 800.000 vittime.

Il 13 e 15 settembre dello stesso anno furono effettuati nuovi test nucleari sotterranei, il 16 settembre un terremoto (7,7 Richter) rase al suolo la città iraniana di Tabas, con 25.000 morti. Il 5 novembre 1988 la Francia fece esplodere nelle acque dell’atollo di Mururoa un ordigno nucleare di 50 chilotoni. Il giorno successivo, un violento terremoto (7,6 Richter) sconvolse la provincia cinese dello Yunnan, provocando circa 600 vittime. Il 24 novembre dello stesso anno, la Francia eseguì un’identica esplosione. Un terremoto (6 Richter) colpì il Canada e gli Stati Uniti del nord-est il giorno seguente; mentre il 26 novembre la provincia cinese di Qin-ghai fu scossa da un sisma.

Test nucleari e terremoti
E ancora: il 4 dicembre 1988, l’Urss fece detonare una bomba nucleare di potenza stimata fra i 20 ed i 150 chilotoni in una base del circolo polare artico. Il 7 dicembre, l’Armenia fu squassata da un terremoto (6,9 Richter) che uccise 60.000 persone e lasciò mezzo milione di senzatetto. Il 22 gennaio 1989, un’esplosione sperimentale (20-150 chilotoni) fu effettuata nel Kazakistan nordorientale; il giorno successivo il terremoto nel Tagikistan sovietico fece più di 200 morti.
Il 23 giugno 1992, gli americani fecero esplodere l’ennesima bomba nucleare sotterranea; il 28 giugno, due terremoti di insolita violenza (7,4 e 6,5 Richter) colpirono il sud della California.

Curiose coincidenze? Per molti sismologi la risposta è sicuramente sì. Riley Geary, del Caltech, afferma che i dati non rivelano un legame tra esplosioni e sismi, e per Robert Carmichael, geologo della Iowa University, l’ipotesi di un nesso causale tra bombe sotterranee e terremoti, è «una frode scientifica, paragonabile alla magia o all’astrologia».
Eppure altri dati, del tutto scientifici, indicano che questo legame è molto più che una fantasia o una superstizione.
Il professor Gary T. Whiteford, docente di geografia all’Università di Brunswick in Canada, ha scoperto che i terremoti con magnitudine da 6 a 6,5 Richter sono più che raddoppiati da quando hanno avuto inizio i test nucleari sotterranei, passando da 1.164 (fra il 1900 ed il 1949) a 2.844 (tra il 1950 ed il 1988). Un significativo aumento è registrato anche per i sommovimenti tellurici di magnitudine compresa tra 6,5 e 7 Richter: furono 1.110 nel periodo 1900-1949; se ne contarono 1.465 tra il 1950 ed il 1988. Tali incrementi si sono verificati in tutte le zone particolarmente sismiche del globo.

Più bombe, più sismi
In una visione globale si può rilevare che, nei primi cinquanta anni di questo secolo, sono stati registrati 3.419 terremoti di magnitudine uguale o superiore a 6 Richter, con una media di 68 all’anno. Dal 1950 al 1989, i terremoti in questione sono stati 4.963, con una media di 127 all’anno: il valore è quasi raddoppiato.
Il professor Whiteford ha compiuto inquietanti scoperte a proposito dei sismi che hanno provocato almeno 1.000 vittime (i cosiddetti terremoti killer). «Nel corso di 37 anni di sperimentazione nucleare, venti dei trentadue terremoti assassini, ovvero il 62,5%, avvennero lo stesso giorno o entro quattro giorni dal test».
Dati allarmanti provengono anche da uno studio di due scienziati giapponesi, Shigeyoshi Matsumae e Yoshio Kato, della Tokai University di Tokio: «Fenomeni anomali meteorologici, terremoti e la variazione dell’asse terrestre sono notevolmente correlati ai test atmosferici e sotterranei. Essi hanno causato un aumento della temperatura dell’esosfera terrestre da 100 a 150 gradi, che cresce in modo abnorme immediatamente dopo un test nucleare.  Ad esempio, è stato scoperto che la temperatura assoluta salì da 70 ad 80 gradi dopo un test sovietico che fu rilevato dalla stazione d’osservazione da Uppsala, il 23 agosto 1975». Similmente, un continuo e drastico rialzo della temperatura fu osservato in occasione di una fitta serie di sei esplosioni sperimentali avvenute tra il 18 ed il 29 ottobre 1975».
E concludono: «La temperatura dell’atmosfera è cambiata a causa dei test nucleari, un cambiamento che neppure il sole potrebbe produrre. Si può facilmente immaginare quali effetti abbia tutto ciò sulle condizioni meteorologiche della terra».
Altri autori riferiscono di alcuni documenti che rimarcherebbero «la pericolosità di effettuare sperimentazioni nucleari nel suolo a profondità superiori ai 5000 metri e segnatamente in zone ad evidente rischio sismico. In particolare se posti nelle aree descritte dalla faglia sud orientale, caratterizzata da un’elevata instabilità».

Fenomeni naturali come arma
Se è vero che la maggior parte dei sismologi e geologi negano ogni possibile legame tra test nucleari e terremoti, è altrettanto vero che continuare a pensare al nostro pianeta come qualcosa di inerte, dove è possibile fare esplodere ordigni ad elevate profondità, magari vicino a pericolose faglie ci sembra un volere infilare volutamente la testa nella sabbia. Negare, senza investigare il possibile legame tra esplosioni nucleari e sollecitazione delle faglie sembra ancora più colpevole di fronte ai numerosi programmi di ricerca in campo militare che puntano direttamente a utilizzare i fenomeni naturali come arma. Uno dei programmi di guerra climatica più conosciuti è l’arma elettromagnetiAuroral Research Program), in grado di generare aurore boreali, tempeste magnetiche, modificare il clima e scatenare maremoti a fini bellici.

L’arma, sviluppata dallo scienziato statunitense Bernard J. Istlund e da altri ricercatori sovietici ai tempi dell’ex-Urss, consiste in un «obice virtuale» elettromagnetico che ionizza l’aria e crea una forma di plasma nell’atmosfera, nella ionosfera e nella magnetosfera.
Negli anni ‘70, Usa e Urss siglarono un’intesa che imponeva la proibizione di studiare sistemi geofisici con finalità militari e recentemente la Duma di Mosca ha ravvisato una minaccia per tutto il pianeta, la continuazione degli studi statunitensi sulla guerra climatica.
Secondo alcuni esperti russi (www.russianla.com/archive/j-article.php?.id=8629) il sistema Haarp potrebbe essere all’origine dello tsunami dell’Oceano Indiano poiché – a dispetto degli accordi – si è continuato a studiare e a sperimentare l’utilizzo militare dei fortissimi campi elettromagnetici, mascherati come pura ricerca di fisica di base oppure come «dual use» civile e militare.

Le emittenti di energia del piano Haarp si trovano in Norvegia (Tromsoe), Alaska (base militare di Gokona) e in Groenlandia. I dettagli sull’impianto di Gokona sono nel sito ufficiale www.haarp.alaska.edu, che descrive come – dopo il primo sistema di 48 antenne – sia in ultimazione un impianto di 180 antenne fornite dalla Phazar.
Teoricamente, l’Haarp è in grado di scatenare tifoni e terremoti in qualunque area del mondo, ma anche di agire sui sistemi informatici, elettronici e di comunicazione e addirittura, secondo alcuni, di influenzare la mente dell’uomo.
I numerosi fenomeni climatici anormali verificatisi sul pianeta negli ultimi anni (soprattutto nel 2002) hanno fatto pensare che sia stata già avviata segretamente una campagna di prime sperimentazioni del sistema Haarp. Un’eventualità che non sembra così remota, come dimostrano le preoccupazioni di alcuni parlamentari statunitensi, come Kucinich che nel 2001 ha presentato al Congresso degli Stati Uniti la proposta di legge «Space preservation act» per vietare le armi che producono terremoti, tempeste e maremoti, come il sistema Haarp. Il testo della proposta di legge è disponibile all’indirizzo www.fas.org/sgp/congress/2001/hr2977.html.
È solo fantascienza?

Molti dei materiali utilizzati per questo articolo provengono dalle pubblicazioni di Renzo Gabriel Bonizzi e Pepi Katona di Reporter Associati – www.reporterassociati.org

(Articolo tratto da Terra Nuova - Marzo 2005)

 
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