Le radiofrequenze dei telefoni cellulari possono avere effetti genotossici, ossia possono provocare vere e proprie rotture del Dna alterando in questo modo il patrimonio genetico delle cellule. Questo è quanto emerge dal Progetto Reflex, uno studio finanziato dalla Commissione Europea per oltre due milioni di euro che ha coinvolto dodici centri di ricerca in Europa con il coordinamento del professor Franz Adlkofer della Verum Foundation di Monaco (1).
I fenomeni osservati, come ha dichiarato a gennaio lo stesso Adlkofer alla rivista Modus Vivendi, "sono senza dubbio di rilievo", ma poiché gli esperimenti sono stati eseguiti su cellule in vitro, i risultati sono naturalmente da verificare, questo perché occorre capire cosa potrebbe accadere a cellule cosiddette in vivo, cioè ad esseri viventi.
Campi elettromagnetici e Dna
Dei dodici centri di ricerca europei che hanno partecipato allo studio (ciascuno dei quali si è occupato di un particolare effetto e di un particolare tipo di cellule), uno si trova a Bologna, presso l'università, ed è coordinato dal professore Ferdinando Bersani, docente di fisica alla facoltà di medicina.
"Lo studio, assai articolato e della durata di 52 mesi, rientra nella pianificazione dell'Unione Europea sullo studio dei campi elettromagnetici come potenziale fonte di interferenze con la salute - spiega il professor Bersani - Si è voluto in questo modo osservare gli effetti sulle cellule in vitro in seguito all'esposizione sia alle basse frequenze, campi elettromagnetici generati dalla corrente elettrica, sia alle altissime o radio frequenze, generate dai telefoni cellulari. Le cellule utilizzate erano in parte prelevate da animali e in parte di provenienza umana.
I diversi gruppi si sono suddivisi il lavoro investigando su determinati effetti e utilizzando ciascuno un tipo di cellule. Il gruppo coordinato da me ha studiato le interazioni delle radiofrequenze con le cellule del sistema immunitario, riscontrando però solo variazioni minime nella proliferazione cellulare. Abbiamo invece osservato con le basse frequenze un fenomeno che non ci attendevamo, cioè la differenziazione di cellule staminali e cardiache. Al momento i risultati di maggiore impatto sono senza dubbio quelli notati dai gruppi che hanno operato nei laboratori di Vienna e Berlino, rispettivamente con le basse e con le alte frequenze: la rottura del Dna in seguito all'esposizione ai campi elettromagnetici.
A Berlino i ricercatori coordinati dal professoro Rudolf Tauber hanno riscontrato che esponendo cellule alle radiofrequenze del tipo Gsm, cioè quelle dei telefoni cellulari, si ottenevano rotture del Dna, ma con ‘effetto finestra’. Ossia in un certo intervallo di tempo non accadeva nulla, nell'intervallo successivo accadeva la rottura e di nuovo compariva un intervallo senza accadimenti di rilievo. A Vienna invece il team guidato dal dottor Hugo Rudiger ha utilizzato basse frequenze, nell'ordine di 50 Hertz, simili a quelle delle linee dell'alta tensione; anche in questo sono state notate rotture del Dna, ma che si sono manifestate non in seguito ad una esposizione continuativa, bensì in conseguenza di una esposizione intermittente al campo elettromagnetico".
L’effetto dei Gsm
Proprio a giorni dovrebbero inoltre essere pronti i risultati definitivi dell'esperimento che il professor Bersani ha condotto nei laboratori di Bologna in ripetizione dell'osservazione eseguita a Vienna, utilizzando peraltro lo stesso tipo di cellule prelevate in questo caso da un bambino di sei anni, cioè il campione che si era mostrato maggiormente sensibile all'esposizione; sarà quindi possibile sapere se gli esiti saranno confermati. Un altro risultato estremamente interessante ma altrettanto preoccupante è stato ottenuto dai ricercatori del gruppo finlandese, coordinati dal professor Dariusz Leszczynski, che hanno studiato gli effetti delle radiofrequenze di tipo Gsm sull'espressione dei geni, notando che questa viene modificata dall'esposizione.