Enel e governo preparano la "riscoperta" del carbone e annunciano la riconversione, entro il 2010, di quattro centrali per la produzione di energia. Dopo avere quindi dismesso decenni fa questo combustibile altamente inquinante, ora, anziché dare spazio a fonti rinnovabili e non inquinanti come l'eolico o il solare, investimenti economici e strategie puntano al ritorno al passato. E naturalmente la popolazione delle aree interessate è in allerta. La riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia è già stata autorizzata, ma un gruppo di residenti, di cui fanno parte anche medici, ha intentato una causa e chiesto la sospensione delle procedure criticando l'impatto ambientale del progetto. Presto però potrebbero venire autorizzate riconversioni simili anche a Porto Tolle, Rossano Calabro e Montalto di Castro; questo almeno quanto previsto fino ad ora da Enel, ma non si esclude che il piano prosegua anche oltre.
Follia tecnologica "Una simile decisione è una follia, si andrebbero a creare situazioni di inquinamento insostenibili, peggiorando le condizioni ambientali ed esponendo la popolazione a rischi altissimi di cancro e altre malattie degenerative". Queste le parole di Mauro Mocci, responsabile della sezione ambiente per il Lazio della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), cioè i medici di famiglia. Mocci, che è anche fiduciario della Fimmg per una delle Asl più grandi del Lazio, è perito di parte nella causa contro Enel per la riconversione di Civitavecchia e fa parte del folto gruppo dei cosiddetti “no-coke”, i cittadini e le autorità comunali che si battono per evitare questo ennesimo “suicidio” ambientale. "Sembra incredibile - dice Mocci - ma, dopo Kyioto, anziché optare per delle razionali politiche di sviluppo di fonti rinnovabili e non inquinanti, Enel tenta ostinatamente di gettare le basi per un ritorno al carbone, cercando di far credere alla gente che con le nuove tecnologie si tratta di una fonte “pulita”. E' una sciocchezza. Per alcune sostanze inquinanti ci sarà una riduzione, ma per tante altre ci sarà un enorme aumento. Si pensi che solo a Civitavecchia entreranno 8 milioni e 500mila tonnellate di carbone l'anno, 150mila di calcare e 26mila di urea.
Cemento con i rifiuti tossici Usciranno quantità enormi di rifiuti speciali: oltre 500mila tonnellate di fanghi e cenere ricchissimi di nocivi metalli pesanti, 250mila tonnellate di gesso impregnato di zolfo, 1 milione e 270mila metri cubi l'ora di acque di scarico, fumi dalle ciminiere ricchissime di polveri ultrasottili, di quelle che nemmeno i polmoni riescono a filtrare e che entrano direttamente in circolo nel sangue arrivando a provocare, nei soggetti predisposti, attacchi cardiaci e quindi mortalità nel breve termine. E ancora usciranno da quelle ciminiere arsenico, mercurio, cadmio, nichel, vanadio, tutte sostanze cancerogene, senza parlare dei radionuclidi di cui ancora non conosciamo nemmeno bene l'azione. Inoltre c'è già una società che ha fatto richiesta di installare un deposito di rifiuti speciali a Civitavecchia, nei pressi della centrale, con residui della combustione del carbone. E questi residui, con il loro corredo di veleni, verrebbero utilizzati da un cementificio per la produzione di materiale per la costruzione delle case. Oltre al danno, quindi, anche la beffa. E pensare che il ministero dell'ambiente ha dato il via libera alla riconversione della centrale di Civitavecchia, sostenendo che il problema inquinamento non sussiste. L'Enel ha persino scritto che dipingerà di azzurro le ciminiere per renderle compatibili con il paesaggio marino, come se questo servisse a tutti per mettersi il cuore in pace. La battaglia comincia ora; e presto anche le popolazioni di Porte Tolle, Rossano Calabro e Montalto, come quella di Civitavecchia, faranno sentire la propria voce.