Terra Nuova
HomeHome   giovedì 2 settembre 2010 - 17.54.15
Cerca nel sito  
Articoli
 
Abbonamento e acquisti libri on-line...
Lotte in Terra Tarahaumara
21/07/2005 - F. O. Gioanetto
Indietro Invia l'articolo ad un amico ... Stampa ...
(2212 letture)
Alla scoperta di un etnia che difende con accanimento le proprie tradizioni minacciate dalle politiche di sviluppo del governo messicano
I Tarahaumara sono una popolazione dello stato di Chihuahua, insediata nelle montagne boscose del nord del Messico, da sempre studiata da antropologi ed etnologi perché sono considerati depositari di una profonda e complessa cultura. Diversi artisti e scrittori furono e sono attratti dal modo di vita e dalla spiritualità di questa nazione indigena, tanto marginalizzata dalle politiche di sviluppo governative ed il cui vasto territorio è enormemente sfruttato dalle imprese forestali, minerarie ed ultimamente anche dalla crescente ondata turistica gestita dalle agenzie messicane e nordamericane. Circa 100.000 tarahumaras, o meglio Raramuri (corridori a piedi), come loro stessi amano definirsi, che vivono sulle fredde montagne della Sierra Madre Occidentale, continuano a chiamare i meticci “chabochi” (lett. “quelli con la barba”) utilizzando il nome di un ragno peloso che comparano alle caratteristiche ed al comportamento dei meticci messicani: zampe lunghe (alti), barbe voluminose e tendenza a immagazzinare gli alimenti e le cose materiali. Colonizzati tardi dagli spagnoli, interessati alle ricchezze minerarie della regione, ed in seguito brutalmente evangelizzati dai gesuiti, i tarahumaras sostennero ripetute ribellioni anche durante l’epoca rivoluzionaria degli inizi del secolo. Restano famose quelle del 1895 e del 1898 in Chiant contro le leggi di sfruttamento minerario del territorio da parte del dittatore messicano Porfirio Diaz, culminate con la costruzione della ferrovia Kansas City e con l’arrivo di coloni e del personale statunitense per gestire le miniere di oro, zinco e argento. Dopo la Rivoluzione, e con la riforma agraria, iniziò il processo di spoliazione delle loro terre e l’aggiudicamento ai meticci messicani ed alle imprese forestali nazionali delle rigogliose pinete e querceti dell’altopiano . Cronaca di una persecuzione Obbligati quindi a rifugiarsi sulle terre alte (molto fredde) e nelle gole remote dell’altopiano, furono costretti a lasciare buona parte delle vallate basse a clima temperato ai meticci ed una buona parte fra loro emigrò verso le cittadine del bassopiano (Juarez, Chihuahua, Parral), dove vivono come poveri braccianti giornalieri nei frutteti e nelle segherie delle imprese. La linea ferroviaria Chihuahua-Bocoyna-Temoris, tanto decantata dalle agenzie turistiche europee e nordamericane, attraversa tutta la Sierra assicurando un servizio ai turisti, agli abitanti della regione ed alle imprese forestali, ma non ai tarahaumaras, che continuano a viaggiare nella classe chiamata “pollera” (per le galline): la disparità sociale e razziale si manifesta anche nelle vie di comunicazione. Mentre le vie di accesso ai paesi tarahaumaras sono tutte sterrate e la maggior parte dei villaggi sono ancora isolati fra loro, qualsiasi sperduto rancho dei meticci usufruisce di strade asfaltate. I tarahumaras vivono di una povera agricoltura di sussistenza incentrata su mais- zucca-fagioli- patate, coltivate manualmente con la koa ed organicamente, in campicelli arati con aratri in legno tirati da buoi o cavalli a causa della topografia accidentata del terreno. Uno spazio agricolo tutto scarpate, piccoli terrazzamenti e scoscesi altopiani con dei sottili suoli a bassa fertilità. Una pratica sociale molto diffusa è la Korima: chiedere agli altri tarahumara degli alimenti mentre si sta aspettando il raccolto. Non si tratta di elemosina ma di una obbligazione sociale stabilita attraverso generazioni per appoggiare la famiglia bisognosa senza implicare per la famiglia donante un compromesso od un interesse qualsiasi. Tra le attività_ complementari troviamo il piccolo allevamento di bestiame, la vendita di artigianato (coperte tessute, oggettistica con palme, piccola ceramica, violini e sculture in pino), la raccolta di piante e il legname. Una decina di imprese forestali (Bosques de Chihuahua, SA Ponerosa, Gonzales Ugarte ed altre) operano in una parte del territorio indigena, approfittando delle inesattezze e d
Quanto è interessante l'articolo? (Voti ricevuti: 2 )
Ottimo Discreto Sufficiente Discutibile Pessimo
Ottimo Discreto Sufficiente Discutibile Pessimo
 
Le nostre riviste
I nostri libri
Newsletter
Il nostro shop
Links
I nostri sondaggi
Voce ai lettori  
Appena letti
Commenti
I più letti
I più recenti