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06 Ottobre 2009

Dopo 50 anni i risarcimenti per il Talidomide

Si conclude dopo 50 anni, con un doveroso riconoscimento, la battaglia delle 150 vittime italiane del farmaco Talidomide che stanno per ricevere un indennizzo di circa 4.000 euro esentasse.

Lo ha stabilito un decreto firmato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in attesa ora di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che dopo mezzo secolo - si legge in una nota dell'associazione Tai Onlus - riconosce l'esistenza dei danni provocati dal farmaco, utilizzato tra il 1959 e il 1965 come anti emetico e sedativo anche per l'utilizzo in gravidanza, che ha portato a migliaia di casi di malformazioni neonatali (embriopatia talidomidica) e morte perinatale in tutto il mondo. Si stima che oltre 20.000 bambini nel mondo, di cui migliaia in Europa, siano nati affetti da focomelia, un raro difetto che impedisce la crescita delle ossa lunghe. Il farmaco fu pertanto bandito all'inizio degli anni '60. Il decreto mette fine cosi' a un lungo iter per il riconoscimento dei danni da talidomide iniziato per opera della Tai Onlus, associazione per la tutela dei diritti civili dei Talidomidici italiani, nata nel 2004 con l'obiettivo di salvaguardare la dignità della loro vita. L'incipit normativo avviene con la legge 27 del 3 febbraio 2006 che, per la prima volta, riconosce la patologia "Sindrome da talidomide", quindi un emendamento alla legge finanziaria 2008 ha riconosciuto la necessità dell'erogazione dell'indennizzo alle vittime italiane del farmaco, mentre risale allo scorso 6 febbraio l'emendamento al decreto Milleproroghe sugli indennizzi ai soggetti affetti da talidomide, approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato. Tale emendamento chiedeva di precisare gli anni in cui veniva venduto ufficialmente il farmaco per facilitare le procedure di identificazione dei soggetti colpiti dalla patologia connotata, ma senza dover presentare prove cartacee e documentazione comprovante l'assunzione di tale farmaco da parte dei genitori durante la gravidanza della madre. "Siamo molto soddisfatti di questo risultato - ha detto Nadia Malavasi, presidente di Tai Onlus -. Soprattutto siamo grati a ogni rappresentante delle istituzioni che ci ha ascoltato e che ha combattuto questa battaglia al nostro fianco. Ma il conseguimento di questo nostro primo obiettivo non ci distoglie dal nostro dovere di evitare che simili tragedie non si verifichino più con l'utilizzo di talidomide per il trattamento di altre patologie". Il Talidomide è altamente teratogeno e la focomelia rimane l'evento avverso più temuto e devastante in seguito all'esposizione del feto al farmaco. L'assunzione di questi farmaci è assolutamente controindicata durante la gravidanza e gli individui di sesso maschile in terapia devono astenersi dai rapporti sessuali o usare le appropriate precauzioni con donne potenzialmente fertili. In Italia Thalidomide Celgene è inserito nel Registro dei farmaci oncologici sottoposti a monitoraggio dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
di C.B.
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