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05 Marzo 2012

Acta: l'accordo che mette il bavaglio al web e fa dei diritti una merce

Sul web sono circolate petizioni e proteste, ma il testo del documento era secretato, persino il Parlamento europeo ha censurato questa condotta. Ora il testo c'è e non è affatto rassicurante.

Acta: l'accordo che mette il bavaglio al web e fa dei diritti una merce
Acta: l'accordo che mette il bavaglio al web e fa dei diritti una merce. Per mesi sul web e sui social network ha imperversato la denuncia e la protesta: vogliono mettere il bavaglio al web, dicevano. E ancora: non ci sarà più libertò di circolazione delle informazioni. Ora il testo del documento c'è, Si chiama Acta, Anti-Counterfeiting Trade Agreement, cioè Accordo commerciale anti-contraffazione. Detta così, suona persino rassicurante; invece dentro c'è anche di più di quanto ci si immaginasse. L'accordo è stato negoziato da 39 Paesi. A Tokio i rappresentanti di 22 Paesi europei, tra cui l'Italia, hanno firmato l'adesione all'Acta, che dovrà essere ratificata l'11 giugno dal Parlamento europeo. Usa, Canada, Giappone, Australia e altri hanno già aderito lo scorso ottobre. Per l'Italia, a nome del ministro degli Esteri 'tecnico' Giulio Terzi, la firma è stata apposta dall'ambasciatore Vincenzo Petrone.
Il testo dell'accordo è rimasto segreto per un anno e mezzo, inaccessibile perfino al Parlamento europeo. Avrà pesanti limitazioni, una volta in vigore, sulla privacy e la libertà degli utenti di internet e sul diritto alla salute e al cibo: diritti fondamentali che verranno sacrificati in nome della tutela dei diritti d'autore e dei brevetti gestiti dalle multinazionali dell'industria musicale, cinematogarfica, farmaceutica e agroalimentare. In una parola, in nome del profitto.

Un europarlamentare socialista francese, Kader Arif, si è dissociato e dimesso dal suo incarico, "allertando l'opinione pubblica" e denunciando "nel modo più vivo" la "mancanza di trasparenza nei negoziati" che hanno portato a un accordo che "può avere grosse conseguenze sulla vita dei nostri concittadini" e che "pone problemi per l'impatto sulle libertà civili, per le responsabilità che si fanno gravare sui provider, per le conseguenze che avrà sulla fabbricazione di medicinali generici".
Grandi Ong internazionali, come Oxfam e Action Aid, hanno denunciato il devastante impatto che l'Acta avrebbe sulla produzione e commercializzazione di farmaci generici a basso costo, utili nei Paesi poveri. Stesso discorso per la libertà di utilizzo di sementi e prodotti agricoli brevettate dalle multinazionali del settore.
Come spiega anche il blog Climatrix, l'effetto dell'Acta che tocca più da vicino i cittadini italiani ed europei riguarda la privacy e la libertà degli utenti di internet. L'accordo, infatti, rende le aziende che offrono accesso alla rete (in Italia, ad esempio, Telecom, Vodafone, Infostrada, Tiscali, Tele2, Fastweb, ecc.) legalmente responsabili per ciò che fanno i loro utenti online non di fronte alla magistratura nazionale, ma di fronte alle multinazionali titolari di diritti d'autore.
A questi soggetti privati l'Acta riconosce il potere di agire direttamente, senza autorizzazione di un giudice, a tutela dei propri interessi commerciali, facendosi consegnare dai provider informazioni per l'identificazione dei loro utenti sospettati di violazione del copyright. In quanto legalmente corresponsabili della condotta dei loro utenti, i provider saranno spinti a monitorare preventivamente e costantemente l'attività di tutti i loro utenti.
Ricorrendo a sistemi di filtraggio, le aziende che offrono accesso alla rete si trasformeranno così in poliziotti del web al sevizio delle multinazionali titolari dei diritti, censurando le proprie reti per evitare guai legali, con conseguenze sulla riservatezza e la libertà di espressione.
L'accordo Acta è, in sostanza, la versione globale delle proposte di legge statunitensi Sopa e Pipa (contro cui lo scorso 18 gennaio è stato indetto il primo sciopero del web della storia), con l'aggravante di riguardare anche i brevetti farmaceutici e agroalimentari e di essere stato negoziato senza trasparenza.
L'adesione all'Acta dei Paesi europei ha scatenato proteste in rete (in Italia Agorà Digitale ha lanciato una petizione online).

di C.B.
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