L'ipotesi sta ormai diventando una realtà, con l'approvazione nella scorsa legislatura di un disegno di legge alla commissione istruzione del Senato. Le critiche però sono tante. Ci sono gruppi di insegnanti, specialisti e genitori contrari a introdurre così precocemente etichette sui bambini, sulla base di criteri di diagnosi che ritengono troppo generici, e contrari anche alla conseguente imposizione di percorsi differenziati.
Bambini etichettati
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Se passerà questa legge» dice la professoressa milanese Margherita Pellegrino che ha preso posizione sul tema a livello nazionale criticando la strada intrapresa dal governo, «
le difficoltà nella lettura, la calligrafia poco chiara e non allineata, la lentezza nei calcoli e le difficoltà nell'apprendere le tabelline non saranno più errori o semplici difficoltà, ma diventeranno disturbi nell'apprendimento e gli alunni verranno etichettati dai neuropsichiatri come dislessici, disgrafici o affetti da discalculia.
Certi psichiatri sostengono che la dislessia sia una disfunzione biologica di origine ereditaria, eppure gli stessi specialisti affermano che le prove di laboratorio, tra cui Tac e risonanza magnetica, non evidenziano alcuna differenza tra il cervello del dislessico e quello del bimbo 'normale'. C'è anche chi sostiene che le differenze, essendo submicroscopiche, non si rilevano con la Tac; ma, dico io, se non sono rilevabili nemmeno al microscopio, allora qual è la prova scientifica che dimostra l'esistenza della base biologica della dislessia?...
Le risposte a questa, e a molte altre domande, le trovate nella versione completa dell'articolo disponibile nel numero di
Ottobre 2008 del mensile Aam Terra Nuova.
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