Interrogato sulle sorti del Movimento Controculturale degli anni 60'-70', Frank Zappa rispose: "Il problema é che loro -il sistema - sanno esattamente cosa vogliono. Noi, no".
La risposta, apparentemente semplice, é rimasta nella mia mente per tutti questi anni: sempre viva e attuale. Certo sono state date e si stanno esplorando un campionario completo di risposte, dalle più creative alle più estreme. Tra le tante spicca il dito puntato, puntigliosamente, contro i mali della società e la ricerca di nuove vie per l'umanità. Risposte di valori, identità, solidarietà, libertà e giustizia sociale. Eppure nonostante si tratti di affermazioni condivisibili-auspicabili suonano ovvie, monche. Ovvie perché in un sistema culturale-sociale-dual-verticistico come il nostro è chiaro che vi sia un desiderio profondo di riequilibrio: in un modo o nell'altro, riemergerà sempre. Noi non siamo solo frutto di questo assetto socioculturale. Monche perché come specie abbiamo scordato di vivere in un mondo più ampio di relazioni. E per un "mondo più ampio di relazioni" non intendo solo ciò che è accanto al nostro "orticello" di ceto sociale, società, Stato: i deboli, gli emarginati, gli immigrati, i diversi, i rifugiati; ma di andare anche oltre sino ad includere "l'Altro": il mondo non umano.
Nuove frontiere
Quasi ovunque questi modelli di relazione con relative dinamiche di vita ecologica sono stati distrutti da una monocultura globale che ha banalizzato culture millenarie e manomesso delicati equilibri ecosistemici. Le nostre vite corrono su modelli dettati da urgenze di efficienza, produzione e consumo che sempre più ci distanziano dal Mondo reale. Una situazione grave che impone di superare la comodità di una concezione di privilegio e di comprendere finalmente che tutto è in relazione: dal mattino quando ci alziamo fino a sera la nostra esistenza è supportata e si interpenetra con il mondo animale, minerale, vegetale, fisico che ci sta attorno. Nei lavori agricoli vuol dire non solo seminare e raccogliere, ma essere consapevoli dell'intreccio che alimenta il mistero della vita. Nei lavori industriali non si tratta solo di produrre beni, materiali ed energie, bensì comprendere e valutare il loro impatto sia alla fonte che al consumo. Nelle politiche non signica semplicente fermarsi a scelte e programmi per soddisfare le richieste di benessere e progresso che arrivano dalla società e dal mercato, piuttosto di valutare e decidere con saggezza, tenendo conto della profonda interconnessione fra la comunità umana e le altre entità presenti in natura.
Monti, Fiumi, Minerali, Alberi, Animali, Vento, Sole, Erbe, Odori, sapori, Muschi, Microbi, Fuoco, Arcobaleno, Paesaggi, Boschi, Foreste, Valli, Paludi, Mari, Laghi, Ghiacciai, Suoli. Questo è il Mondo reale più ampio che ci ha allevati, nutriti e ispirati. Questo è il Mondo Reale da cui dobbiamo guadagnarci il nostro "bentornati a Casa". Questa è la consapevolezza del Mondo reale senza la quale siamo destinati ad una vita vieppiù alienante, insana.. Non si tratta di concetti anacronistici, antiumani. Anzi infondono un senso di interezza, di direzione, di appartenenza, di ispirazione vitale. Una condizione essenziale per innescare quelle nuove-antiche sensibilità, per comprendere il nostro "essere" sulla terra, e per guidare le nostre azioni verso il "centro" dei problemi e le miserie della società attuale. La sfida sta allora nel completare-arricchire le nostre risposte del senso di relazione con la più ampia comunità senziente. Farlo permette di riapprendere i linguaggi e i modelli primari-selvatici.