Il Parlamento ha detto sì. Ma il Paese non ci sta. Per molti economisti la nuova approvazione a scatola chiusa del pacchetto antidefault è l'ultimo affondo mortale ad un Paese stremato dai debiti e dalla recessione. Non sono servite più di 100 mila persone scese in piazza per fermare il patto scellerato con il diavolo della finanza mondiale.
E allora giù con le misure pesanti: tagli del 20% agli stipendi, 15 mila licenziamenti nel settore pubblico, ulteriori privatizzazioni. La Grecia non può fallire, sembra essere questo il diktat imposto dalla trojka di Bce, Ue, Fmi. l capi partito greci hanno imposto le epurazioni per i dissidenti, il premier Lucas Papademos ha paventato la catastrofe in caso di rinuncia all'austerity . Ma qual è il prezzo da pagare per quei 130 miliardi di euro di prestito. La Grecia deve assolvere ai suoi compiti, tradotto in altri termini, pagare il debito fino in fondo, continuando ad indebitarsi all'infinito. Ogni economista sa che il debito pubblico non potrà mai essere pagato, lo sa bene anche la signora Merkel, e lo sa mister Draghi. Ma l'importante è garantire un'entrata fissa ai creditori: uscire dall'euro significherebbe in primis perdere un cliente per le banche e gli speculatori finanziari. La vittima onora il suo carnefice, si concede allo stupro economico e morale.
È un gioco strano, quello a cui stiamo assistendo. I titoli dei giornali sono quasi rassicuranti: la Grecia ce la farà, il Parlamento ha detto sì all'Europa, le borse risalgono, viva il re viva, la regina! Ma se si ha l'accortezza di leggere gli articoli fino in fondo, nel report di ogni giornalista trapela sfiducia e profondo scetticismo nei confronti della decisione greca. Anche Scalfari, sulle colonne di Repubblica, ammette che il fallimento e l'uscita dall'euro sono ormai inevitabili. Allora che senso ha questa ulteriore strizzata nel tritacarne dell'austerità per il popolo greco, per tutte le categorie professionali, per lo stato sociale, per ogni barlume di ripresa economica?
Il ministro delle finanze tedesche, contraddicendo la cancelliera di ferro, si è lasciato sfuggire che se la Grecia esce dall'euro non è un dramma. L'inflessibilità nordeuropea ci ricorda che siamo stati al pare dei Greci degli scialacquatori. Ma è giusto che le colpe dei padri si ripercuotano sui figli?
L'esplosione della piazza di ieri forse è stata solo un avvertimento. La situazione sociale è destinata ad infiammarsi ulteriormente e allora sì..potrebbe succedere di tutto. Bella questa Europa Unita, nelle cui piazze si bruciano le bandiere tedesche e nei cui sotterranei si covano antiche rappresaglie! Dov'è finito il diritto al dissenso? La disobbedienza civile? L'indignazione con cui il popolo italiano animava le piazze contro il primo ministro allo sbando? Guardiamo all'evolversi del caso greco, ma non possiamo evitare di pensare anche al nostro futuro.
Sostanzialmente e purtroppo non ci sono vie percorribili facilmente a breve se non quella di pesanti sacrifici per tutti.
Grazie"
PS non faccio parte di banche o complotti, ho un lavoro con salario minimo ma mi impegno nel trovare le verità stufo di sentire solo sterili critiche.
Grazie.
vp"