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13 Febbraio 2012

Grecia: ora il default sarà più pesante

Il Parlamento ha detto sì al diktat imposto dalle banche. Una mazzata sonora per la Grecia, con tagli draconiani ai salari. La lezione: come affondare l'economia di un paese per tutelare gli interessi delle banche...

Grecia: ora il default sarà più pesante

Il Parlamento ha detto sì. Ma il Paese non ci sta. Per molti economisti la nuova approvazione a scatola chiusa del pacchetto antidefault è l'ultimo affondo mortale ad un Paese stremato dai debiti e dalla recessione. Non sono servite più di 100 mila persone scese in piazza per fermare il patto scellerato con il diavolo della finanza mondiale. 
E allora giù con le misure pesanti: tagli del 20% agli stipendi, 15 mila licenziamenti nel settore pubblico, ulteriori privatizzazioni. La Grecia non può fallire, sembra essere questo il diktat imposto dalla trojka di Bce, Ue, Fmi. l capi partito greci hanno imposto le epurazioni per i dissidenti, il premier Lucas Papademos ha paventato la catastrofe in caso di rinuncia all'austerity . Ma qual è il prezzo da pagare per quei 130 miliardi di euro di prestito. La Grecia deve assolvere ai suoi compiti, tradotto in altri termini, pagare il debito fino in fondo, continuando ad indebitarsi all'infinito. Ogni economista sa che il debito pubblico non potrà mai essere pagato, lo sa bene anche la signora Merkel, e lo sa mister Draghi. Ma l'importante è garantire un'entrata fissa ai creditori: uscire dall'euro significherebbe in primis perdere un cliente per le banche e gli speculatori finanziari. La vittima onora il suo carnefice, si concede allo stupro economico e morale.
È un gioco strano, quello a cui stiamo assistendo. I titoli dei giornali sono quasi rassicuranti: la Grecia ce la farà, il Parlamento ha detto sì all'Europa, le borse risalgono, viva il re viva, la regina! Ma se si ha l'accortezza di leggere gli articoli fino in fondo, nel report di ogni giornalista trapela sfiducia e profondo scetticismo nei confronti della decisione greca. Anche Scalfari, sulle colonne di Repubblica, ammette che il fallimento e l'uscita dall'euro sono ormai inevitabili. Allora che senso ha questa ulteriore strizzata nel tritacarne dell'austerità per il popolo greco, per tutte le categorie professionali, per lo stato sociale, per ogni barlume di ripresa economica?
Il ministro delle finanze tedesche, contraddicendo la cancelliera di ferro, si è lasciato sfuggire che se la Grecia esce dall'euro non è un dramma. L'inflessibilità nordeuropea ci ricorda che siamo stati al pare dei Greci degli scialacquatori. Ma è giusto che le colpe dei padri si ripercuotano sui figli?
L'esplosione della piazza di ieri forse è stata solo un avvertimento. La situazione sociale è destinata ad infiammarsi ulteriormente e allora sì..potrebbe succedere di tutto. Bella questa Europa Unita, nelle cui piazze si bruciano le bandiere tedesche e nei cui sotterranei si covano antiche rappresaglie! Dov'è finito il diritto al dissenso? La disobbedienza civile? L'indignazione con cui il popolo italiano animava le piazze contro il primo ministro allo sbando? Guardiamo all'evolversi del caso greco, ma non possiamo evitare di pensare anche al nostro futuro.

di Gabriele Bindi
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I vostri commenti
14 Febbraio 2012
v.p.
"Grazie Gab per le proposte inserite. L'unica a mio parere forse percorribile è uscire dall'Eurozona ma non sò se sia possibile e che gli altri Stati lo consentano. Per quanto riguarda negoziare i debiti sarà ben difficile da realizzare; svalutare la moneta porta alla perdita del potere acquisto che è simile alla richiesta di Austerità in discussione (riduzione % retribuzioni). Evitare contrarre debiti: sicuramente nè la Grecia ne nessun altro vorrebbe contrarre nuovi debiti ma ormai il danno è fatto. Per favorire le microeconomie ci vuole una mentalità e un tessuto sociale che non sò se esiste in Grecia o in Europa, purtroppo. Il mito della crescita Pil son d'accordo di scardinarlo ma non credo che loro in questo momento puntino a far crescere il pil ma solo a sopravvivere.
Sostanzialmente e purtroppo non ci sono vie percorribili facilmente a breve se non quella di pesanti sacrifici per tutti.
Grazie"
14 Febbraio 2012
gab
"grazie vp, ecco alcune soluzioni costruttive: negoziare i debiti, uscire dall'euro, rilanciare l'economia svalutando la propria moneta, evitare di contrarre nuovi debiti, favorire le microeconomie di sussistenza, scardinare il mito della crescita del pil"
14 Febbraio 2012
v.p.
"Ho letto l'articolo e seguo l'economia da molto tempo. Premessa gli stati dell'UE hanno scelto di aderire attraverso decisioni interne prese in buona parte prese dai nostri rappresentati politici, sottolineo votati da noi, che piacciano o no. Esistono delle regole nella UE e nell'euro che possono essere discusse, con civiltà però. La Grecia come l'Italia anni 70 e 80 è vissuta ampliamente sopra le sue possibilità al di là dei soliti (e ormai noiosi) complotti bancari-mondiali-diavolici o come vengono chiamati ma che sostanzialmente non vogliono dire niente! Questa situazione in cui gli altri stati UE aiutano la Grecia -è vero indebitandola ma almeno c'è un tentativo- può succedere che non esca più dai debiti ma è ancora da vedere in quanto nessuno conosce il futuro. Per cui se si scrive un articolo di critica su un argomento pregherei però di scrivere critica costruttiva con delle proposte altrimenti si cade nella spirale dell'alimentare una critica violenta. Distruggere mezze città qualcuno lo trova segno di civiltà e costruttivo??

PS non faccio parte di banche o complotti, ho un lavoro con salario minimo ma mi impegno nel trovare le verità stufo di sentire solo sterili critiche.
Grazie.
vp"
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