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16 Agosto 2009

Trasformazione la rabbia

Tratto dal testo "Quando bevi il tè, stai bevendo nuvole" di Thich Nhat Hanh, Vi inviatiamo alla lettura del capitolo dedicato alla rabbia per attuare un percorso di consapevolezza e trasformazione.

Trasformazione la rabbia






















Quando bevi tè, stai bevendo nuvole
Autore: Thich Nhat Hanh
Terra Nuova Edizioni
pp. 224 - € 13.00
(prezzo per gli abbonati € 11.70)







































La trasformazione della rabbia








Molti di noi non conoscono la pratica, perciò hanno permesso all'energia dell'irritazione, della rabbia e della violenza di penetrare nel loro corpo e nella loro mente e di accumularvisi.
Dopo un po' di tempo, quell'energia accumulata diventa una forza che ci trascina nella dimensione della sofferenza, della violenza e della disperazione. Quell'energia di violenza  a volte resta sopita, dentro di noi, ma non vuol dire che non ci sia: ogni volta che si manifesta ne diventiamo vittime, e allora pensiamo, diciamo e facciamo cose distruttive per noi e per le persone che abbiamo intorno; quando l'energia della violenza si manifesta, il nostro modo di pensare non è "retto pensiero"; il nostro modo di parlare non è "retta parola"; le nostre azioni non sono "retta azione".

Poiché l'energia della violenza si è manifestata, il nostro modo di pensare si fa violento; la nostra parola diventa violenta; il nostro modo di agire diventa violento. Nella psicologia buddhista si usa la parola "bija" che significa "seme". In noi c'è il seme della violenza; quando quel seme viene toccato o innaffiato, l'energia della violenza si manifesta nel livello superiore della coscienza [ossia a livello conscio]. Quando il seme della violenza è diventato energia della violenza, lo si definisce formazione mentale: sarà "la formazione mentale della violenza".
La parola "formazione" è un termine tecnico buddhista, samskara in sanscrito, che significa "fenomeno". Un fiore è una formazione; una nuvola è una formazione, una campana è una formazione: sono tutte formazioni fisiche. La nostra rabbia è una formazione mentale. Nella tradizione buddhista si elencano 51 generi di formazioni mentali(1); la rabbia è una di loro, elencata fra quelle negative.

Abbiamo in noi svariati generi di semi; i semi negativi daranno ita a formazioni mentali negative, i semi positivi daranno vita a formazioni mentali positive. La compassione è una delle formazioni mentali positive. Tutti abbiamo in noi un seme di compassione; lo possiamo toccare e così farlo diventare una zona di energia di compassione, quella formazione mentale che chiamiamo "compassione". Fra i semi positivi, fra le formazioni mentali positive, c'è il seme e la formazione mentale detta "consapevolezza" o "presenza mentale". La consapevolezza è quel tipo di energia che ci aiuta a riportare la mente al corpo, permettendoci di essere pienamente presenti nel "qui e ora". La consapevolezza è l'energia, in noi, che ci aiuta a essere pienamente presenti a tutto ciò che accade nel momento presente. Quando inspiriamo, se sappiamo che stiamo inspirando in noi c'è la "consapevolezza del respiro"; quando camminiamo, se sappiamo di stare camminando, quella sarà "consapevolezza di camminare"; quando beviamo, se sappiamo che stiamo bevendo quella è "consapevolezza di bere".

La consapevolezza è sempre consapevolezza di qualcosa. Quando ci arrabbiamo, se sappiamo di essere arrabbiati la nostra è "consapevolezza della rabbia". Di solito, quando ci arrabbiamo non siamo consapevoli di essere arrabbiati, quindi in noi la consapevolezza della rabbia non è presente. Chi non conosce la pratica, quando si manifesta in lui l'energia della rabbia non sa che cosa fare per prendersi cura di quell'energia e ne cade vittima. Quell'energia lo spinge a pensare in modo violento, a parlare in modo violento, ad agire con violenza.
Ogni volta che si manifesta la rabbia il praticante sa prendersene cura e non cade vittima della rabbia. Non appena il seme della rabbia si manifesta sotto forma della formazione mentale "rabbia", immediatamente il praticante tocca il seme della consapevolezza, facendolo manifestare a sua volta.
Il praticante può concentrarsi sul respiro e praticare in questo modo: "Inspirando so che in me si è manifestata la rabbia; espirando, mi prendo cura della mia rabbia". In quel preciso istante possiamo dire che nel praticante c'è consapevolezza della rabbia. Per coloro che non praticano c'è solo la rabbia, ma per coloro che praticano c'è la consapevolezza della rabbia. La rabbia è un'energia, la consapevolezza è un'altra energia. L'energia della consapevolezza abbraccia quella della rabbia con grande tenerezza. Ieri abbiamo parlato di "mero riconoscimento"; è di questo che si tratta: la consapevolezza si manifesta per riconoscere che c'è la rabbia.

La consapevolezza non ha la funzione di combattere la rabbia, solo di riconoscere che c'è. L'energia della consapevolezza riconosce e abbraccia la rabbia proprio come la luce del sole abbraccia il fiore. Sul fiore, la luce solare ha un effetto; anche la consapevolezza ha un effetto sulla rabbia. Se diciamo che "ogni tipo di vegetale è sensibile alla luce solare" possiamo dire anche che "ogni formazione mentale è sensibile alla consapevolezza". Il praticante, dunque, con la pratica del respiro consapevole e della camminata consapevole continua a generare l'energia della consapevolezza per riconoscere e abbracciare l'energia della rabbia. La rabbia c'è ancora, ma la persona è al sicuro. Il praticante fa soltanto questo: genera la consapevolezza perché abbracci la rabbia dopo averla riconosciuta; non usa la sua energia per punire, con parole o azioni, la persona che pensa essere la causa della sua rabbia.
Un bravo praticante quando si manifesta la rabbia non dice, non fa nulla, si limita a tornare a se stesso e genera la consapevolezza perché si prenda cura della rabbia.

Chi pratica non considera la rabbia un "nemico", dunque non ha intenzione di sopprimere o di combattere la rabbia: è consapevole che la rabbia è lui, e anche la consapevolezza è lui: entrambe sono formazioni mentali che gli appartengono. Prendendosi cura della rabbia, dunque, la consapevolezza somiglia a un fratello maggiore che si prende cura del fratello minore.
È un approccio totalmente non-violento, quindi. È come una madre che, mentre lavora in cucina, sente il bambino piangere: posa quel che ha in mano, va nella camera del piccolo e per prima cosa prende il bambino dalla culla e lo tiene fra le braccia, con tenerezza. Il praticante fa esattamente la stessa cosa: genera la consapevolezza, che prende in braccio la rabbia con grande tenerezza. La mamma non sa ancora che cosa abbia il bambino, ma il fatto stesso di tenerlo in braccio così teneramente può dargli già sollievo. L'energia della tenerezza della madre ha cominciato a penetrare nell'energia della sofferenza del bambino.

Dunque se sappiamo usare l'energia della consapevolezza per abbracciare l'energia della rabbia, l'energia della consapevolezza penetrerà nell'energia della rabbia e porterà sollievo, proprio come la luce del sole abbraccia il fiore e nel giro di poco tempo lo fa sbocciare. Dunque è certo che dopo dieci o quindici minuti di respiro o di camminata in consapevolezza ci sentiremo meglio.
Alla madre basta tenere in braccio il bambino per un minuto o due, o anche meno, per scoprire che cos'ha il bambino, cosa lo fa piangere: forse ha fame, oppure ha la febbre. La madre, una volta scoperta la ragione del pianto, può rapidamente trasformare la situazione in poco tempo. Analogamente la consapevolezza, abbracciata la rabbia per cinque o dieci minuti, scopre qual è la causa di quella sofferenza, la sua radice.

Sappiamo che la consapevolezza è quell'energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che c'è; se siamo capaci di generarla con continuità, si trasforma in concentrazione. La consapevolezza porta sempre con sé la concentrazione: quando si è profondamente consapevoli di qualcosa, si è concentrati su quella cosa. Queste due energie, consapevolezza e concentrazione, combinate insieme aiutano a osservare in profondità e a vedere quali sono le radici, ossia qual è la ragione che sta dietro quella sofferenza.

Molto spesso la rabbia nasce da una percezione erronea: in molti casi scopri che l'altro non ha nessuna intenzione di farti soffrire eppure ti arrabbi molto facilmente anche per poco o niente, perché in te il seme della rabbia è piuttosto sviluppato.
Con la consapevolezza e la concentrazione il praticante è in grado di vedere che la causa principale della sofferenza è che il seme della rabbia si è sviluppato troppo, in lui. Magari una decina d'anni prima quel seme non era tanto grande, in lui, ma dato che non conosceva la pratica ha lasciato che elementi di rabbia e di violenza si accumulassero dentro di lui, e a quel punto il seme della rabbia si è sviluppato troppo.

Di solito diamo la colpa all'altra persona, la consideriamo l'unica causa, o almeno la causa principale, della nostra rabbia, della nostra sofferenza, dimenticando che la causa principale è quell'enorme seme di rabbia che ci portiamo dentro.
Con la consapevolezza e la concentrazione possiamo renderci conto che la persona che ha appena detto o fatto qualcosa che ci fa arrabbiare ha in sé molta sofferenza, molta violenza: non conosce la pratica, resta vittima della propria violenza, sta male e fa star male le persone che ha intorno. Se ci trovassimo nelle sue condizioni ci comporteremmo esattamente come lei.

Con questo genere di consapevolezza e concentrazione ci rendiamo conto che quella persona non ha bisogno di una punizione ma di aiuto. Quando riesci a renderti conto di questo, che non le occorre punizione ma aiuto, in te comincia a nascere la compassione. Così, praticando, il seme della consapevolezza diventa la formazione mentale della consapevolezza, e questa ti aiuta a toccare il seme della compassione, quaggiù(2) a invitarlo a venire su, il che trasforma interamente la situazione.
Quando hai in te consapevolezza e compassione, la rabbia si disintegra e svanisce del tutto; invece di arrabbiarti con quella persona hai voglia di tornare a te stesso per poterla aiutare.

L'unica medicina che può guarire la rabbia e la violenza è la compassione. Per fortuna ognuno di noi ha in sé un seme di compassione; possiamo usare la consapevolezza e la concentrazione per aiutare quel seme che è in noi a manifestarsi.
La compassione è la pioggia che può spegnere il fuoco della rabbia. Per generare l'energia della compassione è utilissima la pratica dell'osservazione profonda. Se vivi accanto a una persona che si arrabbia molto facilmente e che ti fa soffrire molto spesso, può essere utile che tu scriva su un foglietto di carta questa frase: "Ha bisogno di punizione o ha bisogno di aiuto?". Sono sicuro che avrete l'intelligenza di capire che quella persona ha bisogno di aiuto, non di punizione. In che modo aiutarla a non soffrire così tanto? Come aiutarla a non essere vittima della sua stessa violenza, della sua stessa rabbia? Sappiamo benissimo che per aiutare una persona simile dovremmo essere in grado, innanzitutto, di aiutare noi stessi: dovremmo saperci prendere cura della nostra rabbia, dovremmo saperla trasformare, dovremmo essere capaci di mettere in campo la comprensione e la compassione per neutralizzare l'energia della violenza che abbiamo dentro. Se siamo in grado di fare queste cose, poi aiutare l'altro diventa facilissimo.

Conosco una signora cattolica, che vive in America, che era disperata e pensava al suicidio, ma che dopo aver partecipato a un ritiro di consapevolezza era riuscita a trasformarsi; tornata a casa era riuscita ad aiutare il marito, che prima considerava essere la causa principale della sua infelicità. Nel suo caso, cinque giorni di ritiro erano stati sufficienti a metterla in grado di trasformare in sé l'energia della disperazione e della rabbia e di aiutare anche il marito a trasformarsi.


Note:
1. Citta samskara, "formazioni" o anche "stati mentali". La tradizione li suddivide in "salutari" o, come detto qui, positivi e "non salutari" o negativi, a seconda dell'effetto che generano sulla persona in cui si manifestano. (NdT)
2. L'A. paragona spesso la coscienza deposito, in cui sono conservati i semi in stato latente, a una cantina e la coscienza mentale, nella quale i semi si manifestano, come il soggiorno di casa. Ecco la ragione di questo "laggiù". (NdT)




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