Liberarci dalla dipendenza energetica
Molti ricorderanno il febbraio del 2012 semplicemente come uno dei mesi più freddi e nevosi degli ultimi anni. I più romantici avranno colto l'opportunità di vivere per qualche giorno la natura come raramente si presenta alle nostre latitudini, i più sfortunati avranno subito una delle tante dimostrazioni dell'inefficienza dei nostri amministratori locali e delle società di servizio nel gestire un'emergenza prevista da tempo e mal affrontata. Sopraffatti dalle polemiche per i treni bloccati dal ghiaccio e i borghi lasciati per giorni senza acqua ed energia elettrica, pochi forse hanno riflettuto su un aspetto che, al di là delle inadempienze di singoli e istituzioni, è emerso con evidenza sotto il ghiaccio dello scorso febbraio: la grande vulnerabilità della tecnologia che governa il nostro vivere.
Alla base di ogni nostra azione, dal preparare la colazione, all'andare a lavoro, accendere il computer, riscaldare la casa, telefonare, c'è un'unica fonte di energia: il petrolio, affiancato in alcuni casi dal gas naturale. Come ogni altra forma di dipendenza, anche quella energetica crea una condizione di grande subalternità e vulnerabilità, ulteriormente aggravate dall'elevato grado di centralizzazione della produzione. Da tempo alcuni studiosi come Rifkin e Scheer denunciano i rischi della dipendenza centralizzata da fonti fossili, che comporta non solo un elevato impatto ambientale, ma anche una lunga serie di effetti collaterali indesiderati, tra cui la situazione di oligopolio in mano a poche multinazionali, che diventano ogni giorno più potenti, anche rispetto ai governi delle principali potenze mondiali.
Come liberarci dalla dipendenza energetica
Modificare la fonte di approvvigionamento, sostituendo il petrolio con energie rinnovabili, cambia di poco i termini del problema. Forse si riducono le emissioni di CO2, ma certo se le modalità di approvvigionamento e distribuzione rimangono inalterate, poco cambia. Per uscire dalla dipendenza bisogna passare a un sistema di decentramento energetico basato su microimpianti fotovoltaici (vedi lo speciale a pag. 23), idroelettrici, eolici e geotermici diffusi e diversificati. Ogni utente, singolarmente o in gruppo, diventerebbe così produttore dell'energia che consuma, sfuggendo alla morsa delle gigantesche società energetiche.
I vantaggi sarebbero numerosi, e non solo di tipo ambientale. Oltre a una sensibile riduzione dei costi, si registrerebbe sicuramente la fine dei conflitti per l'approvvigionamento del petrolio, si creerebbero migliaia di posti di lavoro, ogni condominio o città avrebbe la possibilità di ricomprare la propria rete elettrica e gestirla in proprio, e soprattutto l'erogazione di energia elettrica non verrebbe interrotta dalla caduta di un pilone in qualche località lontana.
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