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21 Luglio 2005

Il male e l'ombra

Ognuno, nel tentativo di essere accettato nel contesto sociale o nella famiglia cui appartiene, tende a nascondere gli aspetti oscuri; le parti che considera negative. Il prezzo di questa rimozione è la rinuncia alla nostra vera essenza...


Ognuno, nel tentativo di essere accettato nel contesto sociale o nella famiglia cui appartiene, tende a nascondere gli aspetti oscuri; le parti che considera negative. Il prezzo di questa rimozione è la rinuncia alla nostra vera essenza e al contempo la tendenza a vedere il negativo solo sugli altri.
Il Male e l'Ombra: due concetti con cui siamo tutti chiamati a misurarci. Per il Sentiero del risveglio interiore di Eva Pierrakos e la terminologia junghiana si riferiscono entrambi a parti negate di noi stessi, relegate nell'inconscio, che spesso si affacciano nella nostra vita cosciente con un'azione di disturbo o di conflitto. Ognuno di noi, nel tentativo di essere accettato e ben inserito nel contesto sociale o nella famiglia cui appartiene, tende a nascondere gli aspetti oscuri; le parti che considera negative, da persone immature, o che ha sentito condannare dalle persone che gli stanno vicino.

Dove nasce la zona d'ombra
Naturalmente, l'educazione gioca un ruolo fondamentale nel formarsi di queste immagini (vedi Il male e come trasformarlo di Eva Pierrakos, ed. Crisalide). Siamo intimamente convinti che saremmo disprezzati e abbandonati se si manifestassero certe parti di noi e così investiamo molta energia per trattenerle e nasconderle, persino a noi stessi. Facciamo l'esempio di una donna alla quale è stato insegnato che abbandonarsi al piacere - specie quello sessuale - è sbagliato (è peccato, direbbero alcuni). I suoi impulsi scivoleranno pian piano nell'inconscio e lei non avvertirà più il desiderio di scambiare piacere con un partner, tranne poi trovare disdicevole, irritante ed addirittura scandaloso vedere due giovani che si scambiano effusioni per strada. Questo comportamento rappresenterà per lei una provocazione. La frase, se fosse espressa, potrebbe suonare così "Ma come, ho fatto tanta fatica a buttar giù quel boccone amaro e ora questi due mi mettono sotto il naso il loro desiderio, cos" apertamente e sfacciatamente?". La donna porta sentire rabbia e fastidio per quegli atteggiamenti per lei proibiti e proiettare un'ombra sui due ragazzi che, ai suoi occhi, diventeranno maleducati e sfacciati.

Il capro espiatorio
La parte negata che riaffiora viene subito espulsa perché non disturbi uno schema di idee e di concetti che non vuole essere messo in crisi. Di qui il fenomeno del capro espiatorio. Lo troviamo spesso nelle famiglie: "Mio marito fa i comodi suoi, fa la sua vita senza curarsi di me" (in realtà, il comportamento di lui fa 'ombra' alla moglie che ha difficoltà a fare la sua vita). "Questa casa diventata una pensione per mio figlio, viene solo a mangiare e a dormire" (in realtà, la libertà che si prende il figlio motivo di gelosia e invidia per la madre). Nel sociale comunissimo trovare le proiezioni d'ombra: gli schieramenti di sinistra, in politica, vedono tutti i difetti dei partiti di destra, e viceversa; nelle aziende si usa dire "noi proponiamo... voi invece... ". Ci si riconosce in uno schema concettuale simile e il negativo tutto dall'altra parte, negli altri, quelli fuori. Si tratta di un gioco pericoloso, perché con questo atteggiamento regaliamo una parte di noi, un aspetto importantissimo della nostra personalità che andrà poi necessariamente recuperato e integrato di nuovo.

Il piacere negativo
A questo proposito, il Sentiero di Eva Pierrakos fornisce un metodo chiaro ed efficace per riappropriarsi degli aspetti negativi espulsi dal Sé. Introduce infatti il concetto di 'piacere negativo', un aspetto determinante nella comprensione dell'intenzionalità negativa dei nostri comportamenti. Capita spesso di rendersi conto che quella particolare attitudine, quell'atteggiamento che siamo soliti ripetere, non buono per noi e crea conflitti con le persone vicine: eppure non riusciamo a modificarlo. Ecco la necessità di essere consapevoli di qual è il piacere 'negativo' connesso a quell'abitudine.
di Daniela Gentili
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