Dalle cornici per i quadri, mobili e prefabbricati, fino alla legna da ardere, passando per casse e cassette, senza dimenticare le traversine per i binari delle ferrovie, pannelli per pavimenti e coperture, pasta di legno e carta: sono questi alcuni dei prodotti che nel 2013 dovranno provenire rigorosamente da legname ottenuto in maniera "legale".
Dopo il voto al Parlamento europeo del 7 luglio scorso, anche il Consiglio dei ministri Ue per la Concorrenza ha dato infatti il suo via libera alle nuove regole, che vietano l'immissione sul mercato dei 27 di legname fuorilegge o di prodotti derivati. Ora nel giro di due settimane si prevede la pubblicazione ufficiale, dalla quale dovranno passare 27 mesi prima dell'entrata in vigore, quindi a febbraio del 2013.
Per l'Unione europea si tratta di una decisione importante, considerando che si stima che almeno il 20% del legname e dei prodotti del legno commercializzati in Europa provengano da fonti illegali. Spetterà agli Stati membri però la responsabilità dell'applicazione delle sanzioni nei confronti degli operatori che violano le regole, definendone anche le linee guida per la loro imposizione.
Dovranno tener conto del danno ambientale, del valore del legname o dei prodotti del legno e delle perdite fiscali causate. Inoltre, i Paesi membri potranno anche sanzionare penalmente i commercianti disonesti. Per assicurare la tracciabilità, ciascun operatore, nell'ambito della catena interna di approvvigionamento, dovrà dichiarare da chi ha comprato legname e a chi l'ha venduto.
Ma oltre a queste nuove regole per il mercato interno, l'Ue si sta occupando anche di lavorare insieme alla fonte del problema, cioé con i paesi produttori, per assicurare che abbiano il sistema e le capacità necessarie per combattere l'industria illegale. Di questo si occupa un piano di azione Ue ad hoc, il Flegt, che finora ha portato ad un accordo di partnership su base volontaria con Ghana, Camerun e Congo, mentre proseguono i negoziati con Repubblica democratica del Congo, Malesia, Indonesia, Liberia, Repubblica Centro Africana, Gabon e Vietnam. Il tutto con benefici ambientali e sociali: la stima attuale é che il disboscamento illegale contribuisca a circa il 20% delle emissioni di CO2 a livello globale, favorendo anche l' erosione del suolo, minacciando la biodiversità e aggravando i fenomeni meteorologici estremi e le inondazioni. Il fenomeno poi minaccia la sopravvivenza delle comunità locali che dipendono dalla foresta, compromettendo fortemente le economie in via di sviluppo.
Fonte: Ansa Ambiente