Terra Nuova Maggio 2013
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21 Dicembre 2006

Dal petrolio alle Fonti Energetiche Localizzate

Se ognuno riuscisse a dipendere esclusivamente dall'energia autoprodotta non ci sarebbe più speculazione e ci si potrebbe rivolgere senza problemi a fonti rinnovabili.


La società umana sta vivendo un periodo di crisi legata all'approvvigionamento energetico. Questo non significa che sulla terra non ci sia abbastanza energia per soddisfare gli attuali bisogni del genere umano ma più semplicemente che il sistema energetico vigente in quest'ultimo secolo e mezzo, ovvero dipendente quasi esclusivamente dal petrolio, sta per giungere alla sua fine e un grosso cambiamento dovrà inevitabilmente avvenire. Il massimo della produzione di petrolio si raggiungerà nel giro di 4-7 anni, e da quel momento si assisterà ad una diminuzione inesorabile. 
In effetti, se rapportiamo l'attuale incremento di produzione con l'aumento demografico, possiamo già ritrovare il seme della scarsità nella diminuita disponibilità pro-capite, in discesa da ben un ventennio! Quindi rendiamoci conto che l'abitudine di trovare prodotti petroliferi ovunque e a basso prezzo è destinato a morire. Finalmente. Questo non significa che andiamo incontro ad un periodo di scarsità energetica. Diffidate di chi vi vuole spaventare spacciando scenari cupi e catastrofici. Sta solo portando avanti un'accurata trama. 

In effetti i grossi poteri politico-economici hanno già iniziato a giocare le loro carte per continuare a conseguire i loro scopi nell'era post petrolio. Questo è proprio il momento adatto per far sorgere una "sana" paura da penuria energetica per far credere che le alternative valide oggi non esistono. Ma, con tanti sforzi, al momento estremo riusciranno a trovare la soluzione giusta per affiancare e sostituire gli idrocarburi fossili. Queste giuste soluzioni sono state già introdotte nel nostro sapere collettivo. Scommetto che tutti voi negli ultimi anni avrete sentito parlare, a volte anche insistentemente, su più fronti, dell'uso dell'idrogeno come fonte di energia pulita; o dell'estremo bisogno di un ritorno al nucleare o al carbone; o ancora di improbabili quanto costosissime centrali a fusione atomica calda: quanti studi, che investimenti! Non fraintendetemi, io non sono contro la ricerca scientifica ed il progresso tecnologico ma questi devono servire come mezzi per risolvere problemi, non come scusa per crearne di più grandi! E dopo un po' di anni passati ad occuparmi di energie alternative mi sono accorto che esistono decine se non centinaia di sistemi a basso o bassissimo costo per ottenere energia od un risparmio di essa. Eppure queste soluzioni, spesso estremamente valide, vengono letteralmente snobbate e a volte apertamente avversate dalle grandi industrie e dalle autorità. E mi sono chiesto il perché. 

Le regole del gioco Investire miliardi e miliardi di euro in una sofisticata tecnologia incerta quando ci sono decine di concrete soluzioni a portata di mano. Esiste un meccanismo, un modus operandi. Una linea obbligatoria per chi detiene un potere, un monopolio e vuole conservarlo. Si può riassumere in una sola parola: CONTROLLO. Chi detiene realmente il controllo dell'energia oggi, vuole continuare a farlo anche nel futuro. Per fare ciò è di vitale importanza che la creazione e gestione della nuova tecnologia energetica sia molto complessa, molto costosa e che richieda continuamente nuovi fondi per il suo trasporto e sviluppo. Deve essere una tecnologia a cui può accedere solo chi ha soldi e potere, condizioni essenziali per mantenere una posizione di predominio se non di monopolio assoluto. Per questo motivo si sacrificano sistemi funzionanti ma troppo semplici e troppo poco costosi in favore di opere ad altissima tecnologia dal funzionamento incerto o in la da venire. E questo non accade solo nel campo dell'energia ma in tutti quegli ambiti dove si possono creare monopoli. Il mondo farmaceutico vi può offrire un altro chiaro esempio. C'è un ultimo fattore da mettere bene in evidenza poiché, per sostenere il controllo di questo sistema così costoso e fare in modo che chi ne è a capo ci guadagni, vi è la necessità di mantenere scarsa la produzione. Solo mantenendo uno stato di scarsità questo bene potrà essere venduto.
di Roy Virgilio
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