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21 Luglio 2005

Funghi Mon Amour

Alcuni sono buoni come il pane, altri cattivi da morire...


Alcuni sono buoni come il pane, altri cattivi da morire. La maggior parte nasce con il cappello, però vedono la luce persino strani esseri a forma di pere, lamelle o coralli. I nomi? Tra i più fantasiosi e bizzarri del mondo vegetale come Tazzetta rossa, Fallo impudico, Orecchietta di Giuda, Lingua di bue, Gambe secche, Tignosa paglierina, Gonfidio viscido dal piede giallo. Anche se vivono nei prati e sotto le piante, non si tratta di folletti dei boschi, bensì di variopinti funghi che spuntano tra le foglie dopo due giorni di pioggia, sul muschio o all'interno di tronchi vuoti. 
Ai piatti, assicurano un insuperabile profumo, un sapore fresco e soprattutto tanto colore. A patto di indirizzarsi su quelli giusti. Alcuni sono velenosi, si sa. Ma attenzione, per accertarlo non è il caso di affidarsi a prove empiriche visto che i più tossici le superano tutte, inclusa la moneta d'argento, lo spicchio d'aglio che non cambia colore e il morso di animali. Qualche esempio? Le lumache vanno matte dell'Amanita phalloides, mortale per l'uomo. Anche i mammiferi non disdegnano i funghi: i caprioli non si fermano nemmeno davanti all'Amanita muscaria (velenosa), topi campagnoli e scoiattoli non sono da meno. Dunque, se vogliamo gustarli senza correre inutili rischi, la regola aurea è di seguire un corso di formazione, acquistarli al mercatino rionale o nei negozi specializzati. 

In ogni caso andiamo a vedere quali sono le specie in cui ci s'imbatte di solito. La Macrolepiota procera o mazza da tamburo (estate-autunno) è la bistecca vegetale per eccellenza. I bei cappelli allargati, delicatamente spazzolati, vanno passati nell'uovo sbattuto e spolverati con pangrattato, come se si trattasse di una fettina da panare, e poi cotti a fuoco vivo finché non assumono un colore dorato. Irresistibili anche alla griglia, così come i lattari con lattice aranciati, i porcini e l'ovulo buono (Amanita caesarea). A proposito di porcini, tra i commestibili troviamo il Boletus edulis (metà luglio-fine autunno), il Boletus aereus o porcino nero (estate-autunno), il Boletus radius (estate-autunno), Boletus subtomentosus (estate-autunno), Boletus chrysenteron (estate-autunno); non commestibile il Boletus piperatus (estate-autunno), mentre il Boletus satanas, che ha lo stesso cappello nocciola chiaro e il piede rosso del porcino, è velenoso. Disco rosso per Amanita verna (primavera-estate-autunno) e muscaria (estate-autunno) che ogni anno mietono qualche vittima. Per insaporire le zuppe via libera ai funghi secchi. Un misto vario o gli insuperabili Shiitake giapponesi (Lentinus edodes), che nascono sui ceppi di quercia, permettono di realizzare gustose minestre e salse oppure insaporiscono risotti e piatti di carne. 

L'unico consiglio è di osservare attentamente le confezioni al momento dell'acquisto. Le migliori qualità presentano fette sottili e integre, a polpa bianca con tuboli poco sviluppati di color giallo crema. Parassiti, tarlature diffuse, verminature o polpa molto scura indicano un prodotto scadente. Fette dal bel colore chiaro, invece, segnalano che l'essiccazione è stata effettuata con aria non eccessivamente riscaldata o con ventilazione naturale. E dulcis in fundo, il cuoco raccomanda di non tenerli a bagno troppo a lungo: è sufficiente una mezz'ora per farli rinvenire. 
E il sugo? Galletti o finferli (Cantharellus cibarius), porcini e prataioli (Agaricus campester, Agaricus bìspora, ecc) sono il condimento ad hoc per pastasciutta, risotti, cereali in chicchi e polenta. C'è anche chi è pronto a giurare che crudi e tagliati finemente i funghi diventano irresistibili. Tanto entusiasmo non è sempre ben riposto. In genere è meglio non privilegiare le crudité. Fanno eccezione l'Amanita caesarea o ovulo buono, gli Aleuria, i Boletus edulis e gli Agaricus coltivati, da assaporare insieme al parmigiano e l'insalata. Per le altre varietà una rapida cottura è d'obbligo e va effettuata senza coperchio sino a quando non evapora gran parte dell'acqua che secernono naturalmente.
di Massimo Ilari e Tiziana Urbinati
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