Siamo appena tornati dal Biofach, l'evento mondiale del biologico che si è tenuto a Norimberga dal 16 al 19 febbraio. Una kermesse internazionale forte di 2544 espositori e oltre 44.000 visitatori, con una spiccata presenza italiana (420 espositori nostrani), seconda solo a quella della Germania, paese ospitante e con il mercato del biologico più sviluppato al mondo.
Un evento di portata straordinaria, quasi esclusivamente incentrato sui prodotti alimentari, che costituisce l'unico reale appuntamento per il mercato del naturale e catalizza l'attenzione delle aziende, dei marchi e dei prodotti in cerca di una prospettiva di sviluppo.
Per noi è stata l'occasione di incontrare non solo i grandi marchi del bio made in Italy che si affacciano all'estero, ma anche tutti i piccoli produttori che nel nostro Paese faticano a trovare dei canali di vendita, così come tutte quelle realtà culturali in cerca di affermazione.
Abbiamo potuto gettare uno sguardo in avanti, su quelle che sono le prospettive del biologico, confrontandoci con i nostri partner internazionali. Una delle domande di fondo è la capacità del settore uscire dalla nicchia ed affrontare le sfide culturali e di mercato per affermare il biologico come standard. È inutile negarlo, finché il mercato del biologico rimane ad un 3%-5% sarà difficile poter davvero orientare le scelte di milioni di consumatori. E sarà difficile incidere davvero sulle sorti del mondo.
Un passo da affrontare con la dovuta attenzione ai nostri valori di fondo, nella consapevolezza di maturare un cambiamento nel nostro approccio con la terra, la natura, gli esseri viventi e con la sfida di dare da mangiare al miliardo di popolazione afflitto da fame e denutrizione. Una sfida che solo l'agricoltura sostenibile può garantire, nella necessità di coniugarsi sempre più con i valori di salute e giustizia e con un'inevitabile ritorno all'agricoltura, che è la migliore garanzia di tutela per i nostri paesaggi. "Un prodotto deve essere buono, pulito e giusto" è quanto ha affermato Carlo Petrini, a cui abbiamo chiesto se il prodotto locale con tutti i marchi del caso possa essere di per sé sufficiente. "Quando un prodotto non soddisfa questi requisiti non lo compro" ci ha detto davanti alla platea di Norimberga. "Ma quella che deve cambiare è il valore del cibo. Di solito si parla solo di prezzo e si finisce per perdere di vista il valore. Fino agli anni '50 le famiglie spendevano il 50% del loro stipendio nel cibo, oggi appena il 14%, mentre un altro 14% va in telefonia e tecnologie varie. Ma cos'è davvero più importante per la nostra sopravvivenza?". Il valore del cibo: un messaggio che ci promettiamo di trasmettere ed affrontare.
A Norimberga il cielo è stato quasi sempre grigio, ma abbiamo lasciato la Germania con un pizzico di malincuore. Abbiamo incontrato un Paese che crede nel futuro, che ha il coraggio di investire in ricerca e che impone le garanzie di base per il funzionamento di ogni buona economia. Non possiamo chiudere gli occhi davanti al fatto che molti produttori italiani preferiscano venire qua a vendere i loro prodotti. In molti sono sfiduciati nella possibilità di commercializzare nel nostro paese e hanno maggiore interesse ad esportare. Non solo per via del consumo maggiore di prodotti bio, ma anche per un altro grado di efficienza e di facilità. Noi continuiamo a scrivere per il pubblico italiano. Ed in questo senso forse ci spetta un compito ancora più enorme: informare e fare cultura. La coscienza civica di un paese, insieme ad un mercato del bio rafforzato, si crea anche così...