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09 Febbraio 2009

Il bio resiste alla crisi

Gli italiani non vogliono sacrificare il buon gusto e la salute a tavola. Anche in Francia i consumatori non vogliono rinunciare al bio...

Uno studio commissionato da Agence Bio, alla fine dello scorso ottobre,  conferma il momento positivo per il consumo di prodotti biologici. In Francia il 74% dei consumatori che già acquistava bio afferma che nei prossimi mesi manterrà o aumenterà le proprie abitudini.

Gli italiani non rinunciano alla buona tavola e nonostante la crisi aumenta del 6 per cento la spesa delle famiglie in vini a denominazione di origine nel 2008 e cresce dell'8 per cento la percentuale dei cittadini che acquista regolarmente prodotti a denominazione di origine (sono il 28 per cento) e del 23 per cento di quelli che comperano cibi biologici, i quali però interessano una fetta piu' ridotta della popolazione (il 16 per cento). E' quanto emerge dall'analisi Coldiretti - Swg sulle abitudini alimentari degli italiani.

Si tratta di settori di eccellenza del Made in Italy in cui l'Italia detiene il primato a livello comunitario con cinquantamila aziende biologiche che coltivano oltre un milione di ettari, ben 176 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario e 4396 specialità tradizionali censite dalle regioni. L'Italia - precisa la Coldiretti - è diventato, con il sorpasso sulla Francia, anche il primo produttore mondiale di vino e sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

In generale, le esportazioni dell'agroalimentare italiano sono quelle con un segno positivo più alto (+ 10 per cento) mentre i consumi alimentari interni nel 2008, a differenza di altri settori, sono gli unici che - sostiene la Coldiretti - complessivamente hanno retto.

I risultati confermano le analisi del Censis sulla ripresa dei consumi e sulle grandi potenzialità del Made in Italy in tempi di crisi ma evidenziano anche - conclude la Coldiretti - che il crollo di redditi in agricoltura non dipende dalla crisi generale ma dalla inefficienza della filiera lungo la quale i prezzi che moltiplicano di cinque volte dal campo alla tavola.

Fonte: Coldiretti


di Gabriele Bindi
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